Azioni Intesa, cosa fare tra dividendi e minus

Per la rubrica La Posta del Risparmiatore di Plus24, abbiamo risposto al quesito di un lettore in merito alle prospettive future delle azioni Intesa Sanpaolo. Il lettore chiede: “Ho in portafoglio 12mila azioni Intesa Sanpaolo a un prezzo di carico pari a 3,24 euro. Dato l’attuale valore, credete che il titolo possa recuperare? Posso continuare a tenerle in portafoglio (incassando i dividendi) o vendere in perdita perché possono diventare rischiose?”

Intesa Sanpaolo è, insieme a UniCredit, la banca più importante d’Italia e, probabilmente, quella più solida a livello patrimoniale tra quelle commerciali. Negli ultimi 12 mesi ha registrato un calo profondo (-17% comprendendo i dividendi), sulla falsariga di quanto subito dal Ftse Mib, ma dimezzando la perdita rispetto all’indice delle banche italiane (-30,6%). L’istituto andrà a corrispondere a maggio un dividendo pari a 0,14 euro, offrendo quindi un rendimento prossimo al 5,6% e risulta ben capitalizzato, presentando persino capitale in eccesso.

I risultati economici dell’esercizio 2015 sono apparsi positivi e in ripresa dopo gli anni difficili 2011-13, ma il reddito netto rimane meno della metà di quanto ottenuto nel 2007. L’analisi dei risultati economici sembra confermare che l’istituto abbia intrapreso una ristrutturazione per migliorare l’efficienza operativa, senza disdegnare la ripresa della crescita nella componente dei servizi a più elevato valore aggiunto. Se il ritorno sul patrimonio netto è ancora molto contenuto (5,9%), è comunque migliore di quello dell’indice settoriale della zona Emu.

L’istituto sembra in buona posizione per avvantaggiarsi delle politiche creative della Bce e di una auspicata ripresa dell’economia italiana. Il quadro valutativo rispetto alle altre banche non è molto attraente e, se si guarda all’ultimo decennio, la overperformance di Intesa è molto netta rispetto, per esempio, a UniCredit. È interessante notare come il rapporto tra prezzo e patrimonio netto sia pari a 0,87 per Intesa, 0,4 per Unicredit e 0,3 per Ubi; si può affermare che la maggiore qualità e la minore probabilità di un futuro aumento di capitale sia ben prezzata.

Sul quadro tecnico, la banca ha registrato una pronunciata forza relativa rispetto all’Eurostoxx Banks fino a metà febbraio, per poi perdere brillantezza. Tra i titoli bancari Intesa sia vista un po’ come difensivo, se così può essere definibile un titolo che ha registrato una volatilità prossima al 40% negli ultimi 12 mesi. C’è da auspicare che questo non sia l’unico investimento effettuato dal lettore e che il suo portafoglio sia debitamente diversificato, comprendendo anche asset class meno rischiose. Se il peso di questo investimento fosse eccessivo è suggeribile approfittare dei rialzi per ridurre la posizione.

 

Leggi l’articolo completo

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.