Azioni non quotate, meglio lasciarle agli specialisti

Come si determina il prezzo delle azioni non quotate? Nelle ultime settimane sono apparse diverse domande nella rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus24, settimanale de Il Sole24Ore, volte a capire il meccanismo di calcolo del valore di azioni non quotate di alcune banche, come Banca di Imola e Banca Popolare di Bari. In seguito alle risposte a tali quesiti, un lettore ha chiesto ulteriori ragguagli: “ […] Non mi è chiaro, però, come una banca popolare possa da sola, sia pure con l’avvallo di uno specialista, che però non ha responsabilità, fissare un valore all’azione. Banca d’Italia e Consob non controllano l’aderenza ai valori di mercato del prezzo fissato? Un normale cliente dove può trovare gli esiti delle verifiche effettuate e il testo delle multe comminate? In altri termini in tempi di bail-in, che pone sulle spalle dei risparmiatori le conseguenze di una mala gestione, il cliente da chi viene tutelato? Spero non si debba tutti fare dei master di scienze bancarie per varcare gli sportelli degli istituti di credito.”

Il valore di un titolo azionario è funzione dei flussi di cassa attesi, attualizzati con un opportuno tasso di interesse che incorpori l’incertezza e il livello di rischio delle future entrate. O quantomeno questo è quello che direbbe al lettore un analista finanziario. Utilizzando una citazione, «È difficile fare le previsioni, soprattutto quelle riguardanti il futuro»: se coloro che hanno stimato i flussi futuri sono stati troppo ottimisti e se il tasso di interesse utilizzato è troppo contenuto, il prezzo può discostarsi in modo sostanziale da uno sensato. I mercati delle attività finanziarie servono proprio a questo, a far convergere contestualmente opinioni diverse sul valore, per esempio, di una banca.

Come può un risparmiatore formulare un valore congruo per un titolo bancario non quotato? Gli istituti di credito sono delle imprese molto complesse da comprendere e richiedono delle competenze specifiche non facili da rinvenire al di fuori delle stesse banche. Se quindi l’alea è già elevata per coloro che decidono di investire su uno strumento quotato, per gli altri che scelgono, con atto di fiducia, di dedicare i propri risparmi ad un altro senza mercato, la missione di preservare il proprio capitale diventa ancor più ardua. Può essere sensato solamente se la quota destinata è molto esigua rispetto al patrimonio complessivo e solamente se si ritiene che il proprio contributo serva a preservare le specificità del proprio territorio».

Ormai vi sono diversi casi di banche popolari i cui titoli azionari sono stati venduti a prezzi non allineati a quelli di mercato. Ad esempio, se gli istituti di credito quotati scambiano in Borsa a prezzi inferiori al patrimonio netto contabile per quale motivo si colloca l’equity di banche non quotate a valori superiori? Vi sono accertamenti che cercheranno di acclarare il comportamento dei singoli e del management dei vari istituti coinvolti in queste fattispecie.

Il consiglio di base che si può dare è di investire solo in ciò che si capisce. È necessario e opportuno valutare se si hanno le competenze per scegliere singoli titoli azionari, anche quelli quotati, per il quale servirebbe il master di scienze bancarie, oppure preferire una soluzione diversificata come quella offerta dagli ETF oppure dai fondi comuni di investimento.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.