Risparmiatore deluso dal tracollo delle azioni Trevi

Per la rubrica La Posta del Risparmiatore di Plus24, abbiamo risposto al quesito di un lettore in merito alla situazione delle azioni Trevi. Il lettore, deluso dal notevole tracollo (-77%) subito dal titolo negli ultimi 5 anni, si chiede: “Dopo avere partecipato anche all’aumento di capitale del 2014 sborsando oltre 15mila euro, mi ritrovo ad avere investito 53mila euro in azioni Trevi ad un prezzo di carico di 3.4€, mentre il titolo affonda giorno dopo giorno e a oggi è a 1.42€. Dato che Fsi è entrata nel capitale l’anno scorso con ottime prospettive (a voce) e si ritrova con una perdita gigantesca che futuro può avere questo titolo? Posso rassegnarmi a non vedere più i miei soldi? O dobbiamo aspettarci una fine tipo Banca Etruria dove per mesi si rassicuravano i risparmiatori e alla fine non hanno più visto un euro? È mai possibile che una delle stelle del listino italiano in pochi anni si a diventata tra le peggiori?”

Trevi, società romagnola attiva sia nel campo ingegneristico che nei servizi del comparto oil & gas, con un buon grado di internazionalizzazione, da diverso tempo sta facendo soffrire gli investitori: negli ultimi 5 anni, infatti, ha subito un calo del 77% delle quotazioni, rispetto ad una discesa del 6% del Ftse Mib. Se la dinamica del giro d’affari non è stata disprezzabile, la redditività del business è risultata molto negativa e la società ha registrato una perdita di esercizio di 115 mln€ su 228 mln€ di capitalizzazione di mercato. La società opera in comparti colpiti gravemente dalla crisi e dalla discesa del prezzo delle commodities e in settori caratterizzati da una scala operativa ben superiore.

Dalla fine del 2014 il fondo strategico italiano (Fsi) detiene, a vario titolo, circa il 17% delle azioni e il braccio operativo dello Stato italiano intende supportare lo sviluppo di un gruppo che in Italia dà lavoro direttamente a 1400 persone. I risultati economici negativi hanno messo sotto tensione la situazione debitoria, in quanto il rapporto tra debiti e patrimonio netto è superiore al 120% e il servizio del debito è in affanno (con un interest coverage negativo). Dopo un 2014 terrificante, che ha visto la società bruciare cassa dalla gestione operativa per quasi 30 milioni di euro, nel 2015 ha ripreso a generare un risultato positivo (9 milioni di euro), ma comunque pari ad un decimo di quanto visto nel 2013 (87 milioni di euro).

C’è da sperare che l’influenza dell’Fsi possa agevolare l’operatività e fare emergere l’impresa da una situazione divenuta pericolosa. In particolare, nel campo dell’engineering la situazione appare incoraggiante, con l’acquisizione del contratto per la diga di Mosul (valore di 273 mln€). Secondo gli analisti i risultati del 2015 sono stati negativi e Trevi, negli ultimi 12 mesi, ha visto il dimezzamento del valore di borsa, con la view sul titolo che rimane improntata su un deciso pessimismo.

Il lettore è purtroppo incappato in un investimento sbagliato, dimostrando come sia difficile selezionare singoli titoli. Non conosciamo il peso di Trevi sul totale del suo patrimonio e si auspica che non sia rilevante. «Sarebbe forse opportuno liquidare questa posizione ed investire il ricavato in un Etf sul Ftse Mib se si intende scommettere sul ritorno alla crescita del Belpaese, tenendo comunque presente che le minusvalenze generate non sarebbero compensabili con i redditi ottenuti dai “cloni” e dai prodotti del risparmio gestito.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.