Bail in, come evitare di finire nella trappola

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di un lettore in merito all’entrata in vigore del meccanismo del bail in, con degli esempi su ipotetici portafogli. Il lettore si chiede: “Circa il bail in e le sue implicazioni per i piccoli risparmiatori vi propongo due portafogli al fine di capire come impatta un eventuale default della propria banca. Un portafogli A è composto da: liquidità su c/c per 99mila euro; azioni/bond non riconducibili alla propria banca per 120mila euro e titoli di Stato italiani 120mila euro. Il portafoglio B contiene invece: 120 mila euro di liquidità sul c/c; 120mila euro di azioni e bond non riconducibili alla propria banca, 120 mila euro di governativi italiani e Ue; 50mila euro di titoli di Stato esteri.”

A partire dal 1° gennaio 2016, anche in Italia sarà applicata la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), la quale comporterà che, in caso di difficoltà finanziarie di un istituto di credito, a risponderne saranno in prima istanza gli azionisti, poi gli obbligazionisti subordinati, successivamente quelli senior e, infine, i possessori di conti corrente superiori ai 100mila euro.

Il pregiudizio subito non potrà essere superiore a quanto registrabile nel caso vi sia la liquidazione dell’istituto e l’intervento statale avverrà solamente quando gli azionisti e i creditori avranno contribuito in modo adeguato a ripristinare la solvibilità della banca. In sintesi, i creditori, a partire dal prossimo anno, si potrebbero vedere convertito in azioni il valore delle obbligazioni e dei conti correnti posseduti. È previsto che anche i depositi al dettaglio superiori ai 100mila euro possano essere esclusi dal bail in in via discrezionale, qualora vi sia il rischio di un contagio. La condizione è che, attraverso il contributo degli investitori, il bail in sia stato applicato ad almeno l’8% delle passività dell’istituto.

Per rispondere alla domanda sui portafogli del lettore. Nel caso A: la liquidità in c/c verrebbe in ogni caso garantita dal fondo di tutela e garanzia in quanto inferiore ai 100mila euro, mentre i titoli, non esseno emessi dall’istituto, non subiranno alcun pregiudizio. Nel caso B il risparmiatore potrebbe contribuire al bail in per la quota eccedente i 100mila euro, ovvero 20mila euro. Questo non significa, tuttavia, che ciò debba necessariamente avvenire. È importante quindi verificare che il patrimonio netto dell’istituto sia in grado di assorbire le perdite e, inoltre, che lo stock di obbligazioni subordinate emesse sia dimensionalmente importante.

È utile sapere, infine, che la copertura del fondo di tutela opera per correntista e per istituto. Questo significa che, nel caso di un conto cointestato tra marito e moglie, l’assicurazione copre fino a 200mila euro, mentre se il risparmiatore possiede una pluralità di conti il risarcimento massimo ottenibile è sempre di 100mila euro.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.