Bail-in, le domande dei risparmiatori

A partire da gennaio, anche in Italia viene applicata la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), la quale comporterà che, in caso di difficoltà finanziarie di un istituto di credito, a risponderne saranno in prima istanza gli azionisti, poi gli obbligazionisti subordinati, successivamente quelli senior e, infine, i possessori di conti corrente superiori ai 100mila €. Per Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto ad alcuni quesiti di lettori in merito alle possibili implicazioni del meccanismo del bail-in.

Il primo risparmiatore chiede: “Sul bail-in vorrei chiedere cosa accade 1) a chi opera in borsa con una certa velocità e con importi che possono superare i 100mila euro di garanzia, anche se temporaneamente, il rischio di incorrere nel bail-in è insuperabile? 2) Che succede ai conti correnti postali con annessi depositi vincolati, sono tutti esentati dal rischio bail-in?”

Per rispondere alla prima domanda i titoli detenuti non sono soggetti al bail-in ma, per la parte di liquidità superiore ai 100mila euro il rischio rimane. I correntisti, comunque, sono l’ultima categoria a venire eventualmente penalizzata. Quanto alle Poste, Banco Posta non aderisce al Fitd (Fondo interbancario di Tutela dei Depositi) e, pertanto, i correntisti non sono garantiti da tale fondo in caso di difficoltà finanziarie dell’istituto e non sono soggetti al rischio bail-in. Banco Posta è però controllata dallo Stato Italiano, prima totalmente e ora, in seguito alla quotazione in Borsa di Poste Italiane, per circa due terzi del capitale; lo Stato quindi funge da garanzia implicita per Banco Posta ma, in caso di dissesto finanziario dell’istituto, bisogna vedere se l’Unione Europea permetterà un eventuale intervento governativo.

 

La seconda parte di domande riguarda principalmente il CET 1 ratio, indicativo della solidità patrimoniale di una banca: “In riferimento a un vostro suggerimento di monitorare la solidità del proprio istituto mediante la periodica acquisizione del valore del Cet 1 ratio, vi chiedo di rispondere alle sottoelencate problematiche. 1) Essendo ormai acquisito il Cet 1 ratio solo delle banche a maggiore capitalizzazione (vostre ripetute pubblicazioni), il risparmiatore a chi deve richiedere il Cet1 ratio del proprio istituto a locazione spesso regionale? 2) Poiché la soglia minima regolamentare del Cet1 ratio varia da banca a banca, ai suddetti istituti il risparmiatore chiederà di conoscere il Cet1 ratio e anche la soglia minima di garanzia? 3) Con quale cadenza temporale va monitorato il suddetto indice? 4) Le banche hanno il dovere di fornire al proprio correntista i dati richiesti? Possono rifiutarsi? 5) Essendo ormai acclarato che la tutela dei 100mila euro sui conti correnti va intesa per singolo depositante, si chiede di conoscere il numero massimo di depositanti per singolo conto corrente che possono godere della garanzia.”

Il Common Equity Tier 1 ratio, o Cet 1 ratio, è uno degli indicatori utilizzati per valutare la solidità patrimoniale di una banca. Esso è dato dal rapporto tra il Tier 1, rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato, e le attività ponderate per il rischio e, secondo la normativa della Bce, deve essere superiore all’8%; un valore inferiore, infatti, indicherebbe che la banca non è adeguatamente patrimonializzata. Tale valore, comunque, non è univoco e la Bce fornisce una soglia minima regolamentare: genericamente, per le banche italiane è pari al 10,5%, ma ognuna di quelle soggette allo Srep, Supervisory Review and Evaluation Process, riceve una soglia target che varia nel tempo. È opportuno sottolineare come non sia sufficiente un singolo indicatore per rappresentare lo stato di salute di un istituto e come possa essere opportuno integrare il quadro informativo appurando il peso dei «bad loans» sul totale dei prestiti al netto degli accantonamenti già effettuati e, quindi, già scontati a livello di bilancio.

1) Il dato relativo al Cet1 ratio è facilmente rinvenibile per pressoché qualsiasi banca, in quanto presente all’interno del bilancio d’esercizio, pubblicato sul sito internet dell’intermediario. Molto spesso, inoltre, è presente anche nel prospetto informativo delle obbligazioni emesse. Le banche sono tenute a pubblicare i resoconti e distribuirli qualora non rinvenibili telematicamente.
2) Contestualmente all’indicazione del Cet1 viene pubblicata anche la soglia di garanzia. Per gli istituti italiani soggetti allo Srep è facilmente rinvenibile sui principali organi di informazione finanziaria, oltre che, ovviamente, sui bilanci d’esercizio, mentre per gli istituti non soggetti a questo tipo di valutazione si può fare affidamento a quella generica per le banche italiane.
3) L’indice viene pubblicato, come detto, nel bilancio d’esercizio e non è pertanto possibile monitorarlo con frequenza superiore alla pubblicazione, a meno che il dato venga diffuso in seguito a stress test effettuati dalle autorità di vigilanza italiane ed europee.
4) Le banche sono tenute a pubblicare i dati di bilancio e, quindi, anche il Cet1. Qualora il proprio intermediario non pubblicasse i documenti previsti per legge, o risultassero difficilmente recuperabili, sarebbe probabilmente una buona idea pensare di sostituirlo con uno più trasparente e, possibilmente, solido.
5) Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi non specifica il numero massimo di depositanti per singolo conto corrente. Specifica unicamente che, nel caso di un conto cointestato, la garanzia è di 100mila per ciascun depositante, a condizione che i depositanti titolari del conto cointestato non possiedano altri conti correnti presso lo stesso istituto. È da sottolineare, comunque, che il Fondo di Tutela dei Depositi è appunto interbancario, quindi i debiti delle banche sono garantiti dalle banche stesse e non dallo Stato, come invece avviene, ad esempio, negli Usa.

 

Leggi l’articolo completo: Prima parte, seconda parte

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.