Banca Popolare di Bari, rischio di nuove perdite per gli azionisti

“La cassa di Risparmio di Orvieto (posseduta al 75% dalla Banca Popolare di Bari) ha venduto, come intermediario, a me e a numerosi miei concittadini agli inizi del 2005 azioni della Banca Popolare di Bari, a 9,5 nella recente assemblea le ha svalutate a 7,5 e sono al momento illiquide. Siamo preoccupati per quello che potrà succedere a ottobre con la trasformazione in S.p.A..”

Investire in azioni è un’attività molto a rischio e lo abbiamo capito soprattutto dopo la vicenda Lehman. A parità di altre condizioni, il valore delle azioni di una Spa è più elevato di quello dei titoli di una cooperativa, in quanto la prima incorpora un premio per il controllo societario che la seconda non comprende. Questo per sfatare le argomentazioni di coloro che ritengono che la svalutazione di azioni emesse da istituti non quotati sia dipeso da scelte normative domestiche o europee.

La negoziazione in Borsa di un titolo azionario consente la formazione di un prezzo di equilibrio, tra domanda e offerta, in ogni caso più veritiero rispetto a valori scelti dagli amministratori degli istituti. Come per le banche venete, il problema non è se il prezzo attuale sia congruo o meno, ma se lo era al momento del collocamento di questi titoli presso risparmiatori che presentavano preparazione e profili di rischio non coerenti con questo investimento.

Il lettore giustamente si lamenta della perdita secca subita, ma ancora occorre chiedersi se la svalutazione subita abbia riportato il pricing dell’istituto con quello corrente di mercato. Ci risulta che il patrimonio netto della Banca Popolare di Bari sia prossimo a 6,7 euro per azione e quindi la valutazione corrente è superiore al valore di libro.

Per appurare la correttezza è possibile constatare che gli istituti bancari scambiano ad una frazione del patrimonio netto: anche evitando le banche che versano in situazioni più critiche, solamente Credito Emiliano si avvicina (86% del valore di libro), oppure Intesa San Paolo (73%); tra istituti vagamente paragonabili vi sono poi Popolare Sondrio (44%) e Banco Desio (27%).

C’è da temere che il processo di allineamento verso un valore equo di mercato sia appena iniziato e che potrebbe essere piuttosto doloroso per i risparmiatori. Segnaliamo che vi sono associazioni dei consumatori già attive in contenziosi anche verso questo istituto; gli investitori che sostengono di non essere stati debitamente informati al momento dell’investimento, quindi, posso rivolgersi a loro per provare ad ottenere un qualche risarcimento.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.