BB Biotech, meglio di fondi ed ETF

BB Biotech è una società svizzera, fondata a Sciaffusa nel 1993 e quotata dal 2000 anche su Borsa Italiana (CH0038389992). Essa acquisisce partecipazioni in aziende biotech quotate a livello globale e, di fatto, agli occhi di un investitore opera in modo simile ad un fondo comune di investimento gestito attivamente. BB Biotech, però, presenta una struttura di costi più simile a quella di un ETF. E li supera entrambi….

Negli ultimi 5 anni, infatti, BB Biotech è cresciuta del 341% (Total Return), mentre l’ETF iShares Nasdaq Biotechnology ETF (US4642875565) del 152% e l’indice MSCI World Biotechnology del 194%. Numeri incredibili, se paragonati a qualsiasi altro settore merceologico. E numeri ancora più incredibili per BB Biotech.

BB Biotech (in bianco), iShares Nasdaq Biotechnology ETF (in arancione) e l’indice MSCI World Biotechnology (in giallo) negli ultimi 5 anni (Eur, total return).

BB Biotech (in bianco), iShares Nasdaq Biotechnology ETF (in arancione) e l’indice MSCI World Biotechnology (in giallo) negli ultimi 5 anni (Eur, total return).

Il settore delle biotecnologie

Il comparto delle biotecnologie è attualmente uno dei più interessanti in assoluto ma è anche piuttosto particolare e di non semplice comprensione.

Nel corso degli anni ha offerto agli investitori grandi soddisfazioni ma anche cocenti delusioni. A fine anni ‘90 fu oggetto di una mania speculativa, simile a quella che ha riguardato nello stesso periodo le compagnie internet, e da settembre 1998 a marzo 2000 incrementò il proprio valore di circa quattro volte.

Allo scoppio della bolla, però, subì un tracollo di oltre il 75% e non tornò su quei livelli fino ad inizio 2013. Tale implosione delle quotazioni è stata condizionata a quanto avvenuto sul mercato azionario nel complesso, ma è anche riconducibile ad una serie di insuccessi registrati nella sperimentazione dei farmaci.

La ripresa dell’interesse borsistico è avvenuta in concomitanza con rilevanti scoperte scientifiche riguardanti il genoma umano. Successivamente si è assistito all’arrivo sul mercato di importanti rimedi farmaceutici, focalizzati in particolare sul campo oncologico, sulla sclerosi multipla e sull’epatite C, in grado di generare consistenti risultati economici.

Attualmente il comparto si trova in una fase di grandissima crescita ma, memori del passato, gli investitori si chiedono se si tratti di uno sviluppo sostenibile o di un’altra bolla destinata a scoppiare.

 

Crescita secolare ma anche notevoli rischi

Il settore biotech è composto da società, sia di grande che di piccola capitalizzazione, specializzate nello sviluppo di farmaci e trattamenti attraverso l’utilizzo di nuove scoperte genomiche. È uno di quei comparti per cui si può parlare di crescita secolare, ovvero uno sviluppo continuo e tendenzialmente indipendente dal ciclo economico.

Le nuove scoperte e le nuove tecnologie, infatti, sono destinate ad aumentare continuamente. A ciò si aggiungono motori di quali le crescenti aspettative di vita e lo stile di vita sempre più occidentalizzato dei Paesi in forte crescita.

Al tempo stesso, si tratta di un settore in cui gli andamenti di molte società, specialmente se di dimensioni contenute, possono definirsi quasi binari: se lo sviluppo di un farmaco ha successo il valore della società può schizzare alle stelle, in caso contrario può determinarne una forte contrazione in borsa.

Anche la componente politica ha una notevole influenza sulle performance borsistiche: la natura speculativa del settore si basa su una continua fiducia degli investitori e, pertanto, ogni novità politica che finisce sui titoli dei giornali può erodere questa confidenza, contribuendo a causare un calo del comparto.

Le principali problematiche per il settore quindi, oltre che ovviamente dal fallimento dello sviluppo dei farmaci o dalla mancata approvazione delle autorità competenti, sono date dalle scelte legislative e dall’influenza politica.

Emblematico è il caso di Gilead, che ha portato gli analisti a chiedersi se il consistente pricing dell’industria farmaceutica possa continuare.

 

Il caso Gilead e il pricing dell’industria

Gilead ha sviluppato una cura contro l’epatite C, con un tasso di successo superiore al 94%, il cui trattamento di 12 settimane costa 94.500$. È il simbolo di come i prezzi dei farmaci siano spesso fuori controllo e ciò ha evidenziato anche un dilemma di fondo, un necessario trade-off tra costi estremamente elevati, risultato del libero mercato ma che possono essere visti anche come finanziamenti per i dispendiosi processi di ricerca, ed eticità, dato che si tratta di vite umane e che comunque queste spese ricadono, in parte, sulle spalle del governo.

Gli intermediari farmaceutici, incentivati da governi, compagnie assicurative e altre entità che finanziano più o meno direttamente la spesa sanitaria, hanno come obiettivo la riduzione dei prezzi e, nel caso specifico, attraverso un accordo con una compagnia rivale, l’intermediario ha causato una notevole perdita per Gilead, costretta poi a offrire uno sconto notevole.

Questa decisione ha causato una contrazione anche nell’indice Nasdaq Biotech e ciò può far capire quanto le aspettative sui risultati futuri, e quindi anche le paure per possibili problemi, possano influenzare l’andamento borsistico del settore; il caso Gilead, comunque, sembra essere una situazione a sé stante.

Il comparto risulta quindi di difficile analisi, sia dal punto di vista delle competenze, che per il notevole numero di variabili da cui viene influenzato. Può rivelarsi quindi un’interessante scommessa d’investimento, specialmente a medio-lungo termine, ma anche una potenziale bomba destinata ad esplodere nelle mani dei risparmiatori.

 

BB Biotech

BB Biotech, in questo contesto, è riuscita, negli ultimi 5 anni, a sovraperformare qualsiasi “concorrente”, sia esso un fondo attivo o un ETF. A cosa sono dovuti questi risultati eccezionali?

In primo luogo si può constatare come il comparto delle biotecnologie si presti particolarmente alla gestione attiva. Mentre attraverso un ETF si investe nell’indice sottostante, solitamente determinato sulla base della capitalizzazione di mercato, scegliendo attivamente le società in cui investire si possono evitare titoli che scambiano a multipli troppo elevati, oppure assegnare una maggior ponderazione ad azioni considerate particolarmente promettenti.

Certo non è semplice. La scelta attiva dei titoli in cui investire può rivelarsi un’arma a doppio taglio, esponendo anche a forti delusioni. E qui entra in gioco la competenza del management di BB Biotech.

Sia il consiglio di amministrazione che il team di investimento è composto da persone con competenze “ibride”, sviluppate sia nell’ambito economico che in quello sanitario e biotecnologico. Il biotech è un comparto non analizzabile limitandosi ai multipli di borsa e ai dati di bilancio ed è pertanto molto importante che chi attua le scelte di investimento sia esperto, oltre che ovviamente di finanza, anche del settore di riferimento.

Infine, un aspetto da non sottovalutare: i costi. La commissione di gestione annua di BB Biotech è dell’1.1%, piuttosto contenuta per la tipologia di gestione attiva.

 

 Le alternative: fondi attivi ed ETF

Tra le alternative di investimento si possono segnalare alcuni fondi attivi a cui Morningstar assegna 5 stelle:

  • Polar Capital Biotechnology Fund R Income (IE00B3XLHR60), 5% di commissioni di entrata, 1.68% di spese correnti, eventuali commissioni di performance (1.63% nel 2016);
  • Candriam Equities L Biotechnology Class C USD Cap (LU0108459040), 3.5% di commissioni di entrata, 1.84% di spese correnti;
  • Selectra J. Lamarck Biotech Fund Class C (LU1053929581), 3% di spese di ingresso, 3.28% di spese annue, eventuali commissioni di performance;

Vi sono complessivamente 27 fondi nella categoria Azionari Settore Biotecnologia ma gli altri ricevono un giudizio peggiore dal provider di dati.

Come si può osservare dall’immagine sottostante, nessuno dei tre migliori fondi riesce a limitare le performance di BB Biotech. Pur facendo meglio del mercato, cosa tutt’altro che scontata, i rendimenti Total Return dei migliori fondi della categoria sono stati poco più della metà, negli ultimi 3 anni, rispetto a quelli di BB Biotech.

BB Biotech (in bianco), Polar Capital Biotechnology (in arancione), Candriam Equities L Biotechnology (in giallo) e Selectra J. Lamarck Biotech (in rosso) negli ultimi 3 anni (Eur, total return).

BB Biotech (in bianco), Polar Capital Biotechnology (in arancione), Candriam Equities L Biotechnology (in giallo) e Selectra J. Lamarck Biotech (in rosso) negli ultimi 3 anni (Eur, total return).

A fronte di maggiori performance, BB Biotech non si è rivelata particolarmente più rischiosa del mercato di riferimento: da marzo 2015 a febbraio 2016 ha sperimentato un drawdown del 42% (Euro, Net Total Return), riportandosi solo recentemente sui livelli precedentemente raggiunti.

Nello stesso periodo, i fondi citati hanno perso rispettivamente il 38%, il 43% ed il 36%. Tra questi, solo il fondo di Selectra scambia attualmente a livelli superiori al precedente apice.

L’ETF di iShares, invece, in tale intervallo ha perso il 37% ma, dal suo apice, raggiunto a luglio 2015, la contrazione è stata del 41%. Pur essendo poi cresciuto notevolmente, esso si trova ancora a livelli lontani da quanto raggiunto due anni fa.

Tale ETF esiste anche in versione armonizzata: si tratta del Source NASDAQ Biotech UCITS ETF (IE00BQ70R696), quotato sulle Borse di Londra ed Amsterdam.

 

La nostra analisi: BB Biotech vs. iShares Nasdaq Biotechnology ETF

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.