Bond bancari a rendimenti ridotti

Tra lo 0,4 e lo 0,5% lordo. È questo il rendimento annuo a scadenza che oggi un investitore retail riesce a spuntare comprando un bond ordinario (senior) quotato di Intesa SanPaolo, UniCredit o Mediobanca con scadenza 18-20 mesi. Un rendimento che sale allo 0,9% e 1,8% annuo lordo rispettivamente per emissioni di pari scadenza di Ubi e Banco Popolare. Per incamerare rendimenti più allettanti occorre puntare su obbligazioni Mps (3,5%), Veneto Banca (4,3%) e Popolare di Vicenza (5,1%). Abbiamo analizzato la situazione attuale dei bond bancari e le possibili conseguenze in caso di bail-in.

Per le altre grandi realtà bancarie italiane (Bper,Popolare di Sondrio, Credito Emiliano, Carige e Bpm) i piccoli investitori non hanno neanche la possibilità di acquistare su un mercato regolamentato titoli con scadenze così “ravvicinate”. Da segnalare che Bpm difficilmente porta sul Mot o sull’EuroTlx di Borsa Italiana, ma neanche sull’Hi-Mtf, le obbligazioni sottoscrivibili dai piccoli investitori. Anche allungando la prospettiva di ”parcheggio” dei risparmi su un bond bancario senior a 18-20 mesi, quindi, le prospettive di rendimento sono entusiasmanti. Bond senior che da inizio 2016 sono anche aggredibili in caso di dissesto dell’emittente bancario, ma solo se le azioni e le obbligazioni subordinate non sono state prima sufficienti a coprire le perdite.

Il primo bail-in europeo, andato in scena in Austria con la bad bank pubblica Heta Asset Resolution, nata dal salvataggio della Hypo Alpe-Adria Bank, ha generato un taglio del 54% del valore delle obbligazioni senior. In Italia un haircut del genere per le principali banche non è immaginabile. Nella più nefasta ipotesi di bail-in, considerando l’attuale stock di crediti deteriorati, per gli obbligazionisti senior di molte banche italiane l’haircut sarebbe pari a zero. Le obbligazioni subordinate, assommate al patrimonio netto, costituirebbero un cuscinetto di salvaguardia.

Un cuscinetto che non sarebbe sufficiente invece, seppur di poco, per gli obbligazionisti senior di Carige, Veneto Banca, Banco Popolare e Popolare di Vicenza. Per le tre banche venete, il rischio haircut sui senior si è ridotto in virtù soprattutto degli aumenti di capitale ormai imminenti, mentre sui titoli Mps è in rilevante crescita. Probabilmente la banca senese avrebbe bisogno di effettuare un aumento di capitale che rischia di essere però ancora una volta iperdiluitivo in modo inaccettabile.

Lo scorso 30 gennaio Plus24 aveva pubblicato l’analisi di Norisk sul tema con i dati al 30 settembre scorso. In quest’ultima rilevazione, in generale, i risultati economici di fine 2015 e la dismissione di portafogli di Npl hanno contribuito a stabilizzare la situazione complessiva. Occorre comunque ricordare che la tendenza dei crediti deteriorati rimane in ulteriore peggioramento, anche se la “deliquency” è in fase di attenuazione: il tasso di crescita delle sofferenze è in calo.

Da segnalare che nell’ultimo trimestre 2015 Banca Intesa ha rafforzato la difesa delle senior anche incrementando lo stock di bond subordinati da circa 18 a 21 miliardi. UniCredit, invece, ha effettuato un buyback di una parte dei subordinati, riducendo quindi il cuscinetto, vista la sostanziale invarianza del patrimonio netto. Anche altri istituti (Bper, Ubi e Mediobanca), complice anche l’azzeramento dei titoli di Banca Etruria, Carichieti, Banca Marche, CariFerrara, nell’ultimo trimestre del 2015 hanno optato per ridurre il peso (e il cuscinetto) dei subordinati.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.