Carlo Mazzola commenta le ripercussioni del Quantitative Easing

Carlo Mazzola, presidente di Norisk, ospite della trasmissione SoldiTV (7 Gold) lo scorso 23 gennaio, commenta la fase di mercato successiva all’approvazione del programma QE da parte della BCE. Il 22 gennaio Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha annunciato il programma di quantitative easing, con l’obiettivo di stimolare la ripresa della zona Euro. Tale programma consiste nell’acquisto, da parte delle Banche centrali, dei Titoli di Stato dell’Eurozona per 60 mld € al mese, almeno fino a settembre 2016. Questa decisione ha causato un forte rialzo nei mercati europei, mentre l’Euro si è indebolito rispetto alle principali valute internazionali.

(cliccare sull’immagine per visualizzare il video)

SoldiTV 23.01.15

 

Puntare sugli ultimi
A fronte dei notevoli rialzi dei principali listini europei in seguito all’annuncio di Draghi, che sono andati dal +4.3% del FTSE 100 al +6.6% del FTSE MIB, ci si chiede come gli investitori si debbano comportare in una situazione del genere, che comprende anche una notevole volatilità e che si pensa possa durare per qualche mese. Secondo Mazzola, considerando che il 2014 è stato un anno con buone soddisfazioni per gli investitori, che il Dollaro si è rivalutato e che i tassi d’interesse sono scesi, ci si trova ad un punto di svolta: ci può essere un margine di crescita per le azioni europee, specialmente per quelle dei Paesi rimasti un po’ indietro, Italia su tutte, ma chi vuole assumere un po’ di rischio deve avere il coraggio di investire nelle prossime settimane. Le gambe di rialzo, infatti, durano solitamente alcuni mesi ma la parte più consistente è concentrata nel primo periodo e, se si considerano i già corposi rendimenti da inizio anno, sembra opportuno sfruttare la situazione.

Energy nella tormenta
Un’altra possibile opportunità è data dai titoli energetici, che hanno sofferto il crollo del petrolio, uno dei pochi asset ad essere sceso negli ultimi sei mesi. I titoli energetici sono molto presenti nei portafogli degli investitori italiani, Eni, Enel e Saipem su tutti, e il loro ribasso ha quindi colpito direttamente molti risparmiatori. Secondo Mazzola, il settore può rivelarsi interessante per delle scommesse a medio termine, in quanto combina un rendimento da dividendi a valutazioni compresse. Per puntare su questo comparto vi sono alcune alternative: dall’acquisto di un singolo titolo come Eni, che paga circa il 7% di dividendo, alla scommesse sui un ETF che investe nell’intero settore, fino alla scelta di fondi attivi, sperando che il gestore sappia far meglio del mercato.

Il biglietto verde
Un altro tema d’investimento che ha fornito ottime soddisfazioni negli ultimi tempi è stata la rivalutazione del Dollaro. Spesso i risparmiatori arrivano in ritardo sulle idee di investimento e ci si chiede pertanto se, dato il livello attuale, sia ancora una buona idea scommettere sul biglietto verde. Secondo Mazzola, il fatto che si senta molto parlare della tendenza a riposizionarsi sul Dollaro è probabilmente un segnale che il grande movimento sia già passato e che quindi non ci si debba aspettare una grande rivalutazione come quella appena avvenuta. Chi ha investito sulla valuta americana nell’ultimo anno, infatti ha ottenuto un guadagno nei pressi del 20%, che in termini valutari è un’enormità; basti pensare che un rialzo del genere corrisponde, all’incirca, ad un anno e mezzo di rivalutazione borsistica, o ad un guadagno che di solito si piò fare in un paio d’anni. Sempre secondo Mazzola, nei prossimi mesi il Dollaro può spingersi fino a 1.10-1.05 e la parità sembra un obiettivo difficilmente raggiungibile nel breve termine. La diversificazione valutaria, quindi, è sempre ben vista, ma considerando i segnali di rallentamento che arrivano dagli Stati Uniti, sembra che la grande abbuffata sul Dollaro sia ormai passata.

Paesi Emergenti
Infine, un commento sui Paesi Emergenti. Prendendo come riferimento i quattro BRIC, negli ultimi mesi i rendimenti borsistici sono risultati molto contrastanti: i mercati di Cina e India sono andati molto bene, mentre non si può dire certo lo stesso di Brasile e Russia, anche a causa della crisi ucraina. Queste differenze alimentano l’idea che non si possa più guardare a questi mercati come un’unica entità, come si poteva fare fino a qualche anno fa, in quanto ogni Paese ha ormai la propria storia e la propria identità. Secondo Mazzola, investire nei Paesi Emergenti, in un’ottica di diversificazione, può sempre essere una buona soluzione, ma diventa più problematica la scelta del Paese su cui scommettere. Può valere la pena di investire sui Paesi che sono rimasti indietro rispetto ad altri, come attualmente la Russia, dove però vi sono problemi a livello politico, o su quelli che importano molte materie prime e che possono quindi beneficiare dell’attuale situazione del petrolio. È evidente, comunque, come ci si debba affidare a specialisti che sappiano scegliere su cosa puntare, non potendo più scommettere sul generico mercato come qualche anno fa.