Quei fragili castelli di carta costruiti con soldi dei PIR

I numeri sono reali ed evidenziano quello che fino adesso è stato il vero e tangibile effetto dei PIR. Generare una montagna di carta, con titoli “sottili” che vengono scambiati di mano con ritmi e valori mai visti prima. Con balzi stratosferici dei controvalori medi giornalieri nel 2017 rispetto all’anno precedente. Nell’ordine degli “X” mila per cento.

Nel 2016 le azioni di Sintesi sono state scambiate in Borsa per un controvalore medio giornaliero di circa 3.500 euro. Schizzato su valori superiori a 286mila euro al giorno nel 2017. In termini percentuali +8133%. Forse troppi per una società che capitalizza solo 15 milioni di euro. In solo 8 mesi (gennaio-agosto 2017) sono stati scambiati azioni pari a 3,3 volte il valore dell’azienda.

 

L’effetto PIR

I controvalori sui titoli Gequity e Rosss sono cresciuti nell’ultimo anno nell’ordine del 3200%. Strappi così pronunciati non sono un’eccezione tra i titoli a medio-piccola capitalizzazione quotati sul listino principale di Piazza Affari. Anche tra i titoli dell’Aim gli scambi sono balzati enormemente. Ecosuntek è passata da 675 euro di controvalore scambiato in media ogni giorno nel 2016 a 42mila euro (+6111%). Wm Capital da poco più di 2mila euro a 126mila (+5611%). Questo titolo capitalizza solo 7,7 milioni di euro e ha un flottante intorno al 30%. In realtà, quindi, per il mercato solo 2,2 milioni sono effettivamente trattabili.

Gli esempi potrebbero continuare ancora a lungo. Con titoli che nel 2017 con l’avvento dei PIR hanno visto gli scambi volare alle stelle, con capitalizzazioni minime e flottanti risicati che all’Aim viaggiano in media intorno al 20%. E quando i titoli scarseggiano, bastano pochi acquisti o poche vendite per far impennare o precipitare il prezzo all’inverosimile.

C’è il rischio che un cambio di umore del mercato possa scatenare una corsa verso l’uscita per titoli non molto liquidi. Anche perché il beneficio fiscale dei PIR ha attirato risparmiatori abituati ai bond, poco propensi a subire l’erraticità dei corsi. Il rischio, quindi, è di vederli uscire dal mercato al primo calo temporaneo. Sono una sorta di “turisti del rischio”, che sono stati spostati sui listini azionari da fattori straordinari come i bassi tassi di interesse.

 

Sostegno ai bilanci delle Sgr

Il proliferare degli scambi di azioni non porta però chissà quali risorse finanziarie nelle casse delle imprese stesse per aiutarle a crescere. Per il momento il beneficio fiscale sta portando risorse solo alle società che gestiscono e distribuiscono i fondi PIR. Del resto lo schema è semplice: essendo esentasse i PIR attirano l’interesse irrazionale degli italiani e sono quindi un’efficiente leva di marketing per i gestori. Per far convogliare le risorse sull’economia reale sarebbe stato meglio incentivare le adesioni agli aumenti di capitale, che finanziano l’espansione delle strutture produttive delle aziende e/o riducono la dipendenza dai finanziamenti bancari.

 

Quel paradosso della crescita

I prezzi dei titoli schizzati alle stelle, talvolta anche in modo immotivato, potrebbero rappresentare anche un freno a future ricapitalizzazioni effettuate per finanziare l’espansione. Ad esempio Bio On è una società molto promettente che opera nel comparto delle plastiche biodegradabili e detiene diversi brevetti interessanti. In Borsa la società capitalizza già oltre 500 milioni di euro, con un fatturato nel primo semestre 2017 pari ad appena 622mila euro. Un eventuale aumento di capitale per espandere il business della società sarebbe più difficile da implementare vista l’elevata valutazione.

Paradossalmente, quindi, i PIR possono costituire quindi un ostacolo alla finalità di far crescere l’economia reale.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.