Certificati Unicredit, due nuove emissioni

Mi piacerebbe ottenere rendimenti molto elevati con un rischio pari a zero. Quante volte si sono incontrati risparmiatori che hanno richiesto questo binomio impossibile? Purtroppo stiamo vivendo in un periodo in cui la remunerazione priva di rischio è stata tumulata e anzi troppo spesso ci si assicura una perdita minima nel proprio portafoglio. Ancora oggi è tuttavia possibile assicurarsi il rimborso del capitale a scadenza, a meno di un default dell’emittente, ma limitando i propri guadagni. Con i certificati “equity protection”, ad esempio, il possessore rinuncia ad alcuni flussi di cassa certi (cedole, dividendi) per acquistare una protezione. Per Plus24, settimanale de Il Sole24Ore, abbiamo analizzato due certificati Unicredit di questa tipologia.

Il primo prodotto (ISIN IT0005217838) ha durata settennale, con sottostante l’EuroStoxx50, e offre il capitale protetto e una serie di cedole annuali se alla relativa data di rilevazione il prezzo dell’indice è superiore a quello misurato all’emissione. Questi flussi sono crescenti nel tempo, tipo step up: partono con l’1,8% per arrivare al 3,5%. Occorre segnalare, però, che non sono garantiti: secondo lo scenario peggiore l’investitore potrebbe non aver alcuna remunerazione, mentre quello migliore riconosce il 2,4%. Bisogna chiedersi se questa possibile rinuncia abbia un senso economico.

Un bond di UniCredit, di scadenza simile ma per istituzionali, offre l’1,56%. Per coloro che dovessero intenderlo come sostituto dell’azionario bisogna ricordarsi come sacrificare i dividendi potrebbe risultare come subottimale nel medio periodo. Il grafico dell’EuroStoxx50 evidenzia infatti la differenza (+8,6%) di capitale accumulato tra l’indice che considera il reinvestimento dei flussi e quello di solo prezzo negli ultimi 3 anni. Il peso commissionale del 5%, infine, non aiuta l’aritmetica dei risparmiatori.

Il secondo certificato (DE00HV4BUJ4), invece, presenta una copertura condizionata, ovvero permette di definire all’acquisto il valore minimo di rimborso, a condizione che il prezzo del sottostante non discenda oltre un determinato livello, definito barriera. Con questi strumenti l’investitore accetta rendimenti più contenuti rispetto a un’esposizione diretta nel sottostante, a fronte peraltro di una rischiosità davvero pronunciata.  Questo certificato “cash collect” ha come sottostante il Ftse Mib ed offre una cedola certa del 5%, per poi riconoscere dei flussi semestrali condizionali del 3,5%, a patto che il livello del Ftse Mib sia superiore al 70% del valore iniziale. A scadenza il premio non assicurato raggiunge il 5%. Il titolo può essere anche rimborsato anticipatamente ogni semestre, dal 24/12/2018 al 23/06/2020, e, in caso di tale evenienza, viene aggiunto un ulteriore premio dell’1,5%.

A scadenza, se non rimborsato anticipatamente, per ottenere il rimborso a 100 sarà necessario che il livello del Ftse Mib risulti superiore al 70% del valore iniziale. In caso contrario il possessore registrerà perdite persino peggiori dell’investimento diretto nel mercato azionario. Chi investe in questo strumento, quindi, scommette che il livello del Ftse Mib sia compreso tra 70 e 100 e, conseguentemente, ipotizza una dinamica laterale. Dall’emissione fino alla scadenza il sottoscrittore deve aspettarsi un’elevata erraticità del prezzo dello strumento e chi acquista questo certificato è anche ribassista sulla volatilità.

 

L’analisi completa dei due certificati Unicredit:

UniCredit Cash Collect Protection 100% 30.11.2023 (IT0005217838)

UniCredit Cash Collect Autocallable 23.12.2020  (DE000HV4BUJ4)

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.