La consulenza finanziaria e le scelte dei risparmiatori

Coloro che dispongono di un patrimonio sono individui molto fortunati ma, frequentemente, il processo di accumulo è la remunerazione per l’attività professionale ed imprenditoriale. Il fatto che esso sia il frutto di anni di sacrifici lo rende ancora più prezioso. È importante preservarne il valore, sia quello attuale che quello prospettico, come tutela del potere di acquisto. Alcune considerazioni sulla consulenza finanziaria.

Alcuni risparmiatori hanno competenze e tempo disponibile sufficienti per attuare il processo di investimento in modo autonomo, anche grazie alla diffusione di strumenti semplici ed accessibili come gli ETF.

Diversi altri, pur non disponendo delle conoscenze, hanno effettuato delle scelte non sempre felici, spesso attuate come conseguenza dei cattivi consiglieri. Il repertorio è ampio: Cirio, Parmalat e le obbligazioni subordinate sono solo i casi più famosi.

 

I conflitti di interesse

Molti risparmiatori sono stati seguiti dal personale commerciale delle banche, ovvero i promotori, i quali derivano i propri guadagni dalle commissioni presenti nei vari strumenti.

C’è un evidente conflitto di interessi: il commerciale e l’intermediario tenderanno a suggerire al risparmiatore i prodotti più remunerativi. Per loro.

Niente ETF quindi. Nemmeno se ottengono rendimenti superiori a buona parte dei fondi collocati in Italia.

Non tutti i promotori sono meri agenti commerciali. Alcuni di questi hanno seguito i loro clienti in modo professionale, cercando di contemperare i loro interessi con quelli dei clienti.

 

La modifica della normativa

Il legislatore sta modificando la normativa che riguarda la prestazione di consulenza finanziaria.

Ha previsto un albo dei consulenti finanziari, che comprenderà il personale commerciale delle banche (promotori) e gli operatori indipendenti, ovvero coloro i quali non dipendono dagli intermediari e che sono remunerati esclusivamente dai loro clienti. Senza conflitti di interesse, insomma.

Gli intermediari e i consulenti dipendenti dovranno decidere se prestare il servizio facendosi remunerare dalle commissioni dei prodotti o se farsi retribuire in modo diretto e trasparente dai clienti tramite fattura.

Buona parte delle banche manterrà lo status quo, optando quindi per la remunerazione attraverso le commissioni degli strumenti. Poche svilupperanno i due percorsi ma, in questo caso, i singoli consulenti dipendenti dovranno scegliere quale tipo di servizio erogare.

 

Da gennaio 2018

Dal primo gennaio 2018 gli intermediari e i consulenti saranno obbligati a comunicare al cliente i costi complessivi addebitati, indipendentemente dalla tipologia di servizio erogata. L’apposito documento esporrà in modo dettagliato quanto sia stato addebitato tramite l’acquisto dei vari strumenti finanziari.

Se, per esempio, è stato sottoscritto il fondo Nordea-1 Stable Return Fund ME EUR (LU1009765444) per 10mila€, il risparmiatore per i primi 12 mesi andrà a corrispondere spese correnti pari a 252€, a cui aggiungere le commissioni di entrata, per 500€.

Il futuro prospetto, esponendo questi oneri in Euro oltre che in percentuale, consentirà al risparmiatore di comprendere chi sta remunerando:

  • Commissione di entrata: fino a 500 euro, frequentemente incassati dall’ex promotore;
  • Commissioni per il gestore: 53 euro;
  • Commissioni per l’ex promotore: 68 euro;
  • Commissioni per la banca: 103 euro.

È probabile che buona parte dei risparmiatori non accetterà di corrispondere commissioni di entrata di questa entità.

I risparmiatori avranno gli elementi per valutare se quanto corrispondono per i servizi erogati sia congruo e motivato oppure no.

Quanto riconosciuto all’ex-promotore potrebbe essere adeguato se egli offre effettivamente un servizio di consulenza finanziaria. Se invece si limita al processo di vendita potrebbe essere ritenuto eccessivo.

Come giudicare il compenso del gestore del fondo? Se i risultati risultano superiori ad una soluzione in ETF, a parità di rischio, l’ammontare riconosciuto appare congruo.

In caso contrario il consulente dipendente che persegue gli interessi del suo cliente dovrebbe suggerire gli ETF. Lo farà?

 

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.