Core Champions e il paradosso della gestione attiva

Il paradosso della gestione attiva, formulato da Sharpe nel 1991, afferma che il rendimento medio delle gestioni attive sia pari al rendimento medio del benchmark, ridotto dei costi. Il fondo Core Series – Core Champions (LU0575777544) conferma pienamente questo adagio. Un fondo (costoso) che investe in altri fondi e che segue pressoché la dinamica del mercato. Costando però il 2.89% all’anno…

Core Series – Core Champions, 1.15 miliardi di Euro di asset in gestione, ha l’obiettivo rivalutare il capitale nel medio-lungo termine, investendo in un portafoglio diversificato. Può esporsi dal 25% al 75% in titoli azionari e strumenti collegati ad essi e, a parte questo, non presenta altri vincoli agli investimenti.

Viene classificato da Morningstar nella categoria Bilanciati Moderati EUR – Globali e riceve un giudizio di 3 stelle su 5. Presenta commissioni di entrata del 3% e spese correnti del 2.89%.

Il focus di investimento della categoria a cui appartiene è replicabile attraverso una semplice strategia in ETF. Si tratta di un portafoglio costruito al 50% da un ETF azionario globale, come l’iShares Core MSCI World UCITS ETF (IE00B4L5Y983), e al 50% da un ETF sul mercato obbligazionario in Euro, come lo SPDR Barclays Euro Aggregate Bond UCITS ETF (IE00B41RYL63). La soluzione passiva può essere replicata a costi molto contenuti. E i risultati si vedono…

 

Le performance di Core Champions

Un investimento di 10,000€ nel fondo Core Champions effettuato tre anni fa avrebbe consentito di ottenere un montante, al netto delle tasse, di 11,040€. La stessa cifra, impiegata nel portafoglio di ETF, avrebbe reso 11,450€. Ben 409€ in più, quindi. Senza per altro considerare le consistenti commissioni di entrata del fondo.

Core Champions - Performance negli ultimi 3 anni e confronto con la strategia in ETF.

Core Champions – Performance negli ultimi 3 anni e confronto con la strategia in ETF.

Come si può osservare dal grafico, le due strategie presentano una dinamica molto simile. Il legame tra la dinamica del fondo e quella della strategia comparabile in ETF è molto elevato: il coefficiente di determinazione R2 pari a 0.86, su un valore massimo raggiungibile di 1. Il downside risk appare identico (7.6%) e la volatilità molto simile (6.4% Core Champions, 6.6% il portafoglio di ETF).

La differenza è data principalmente dall’aspetto commissionale.

 

I costi

L’implementazione della strategia in ETF viene a costare 59€ annui su 10,000€ investiti (0.59%), compresi i costi di intermediazione. Le spese di Core Champions sono invece pari a 289€ annui ogni 10,000€ investiti (2.89%). A queste vanno poi aggiunte le commissioni di entrata, fino a 300€ (3%).

Confronto tra le spese sostenute per un investimento nel fondo Core Champions e nella strategia in ETF.

Confronto tra le spese sostenute per un investimento nel fondo Core Champions e nella strategia in ETF.

Core Champions non richiede commissioni di intermediazione e non prevede l’applicazione di commissioni di performance. Nonostante questo, la struttura dei costi appare ben più robusta di quella della strategia in ETF.

 

La strategia d’investimento

Core Champions si prefigge di selezionare i fondi “migliori” e al 30/06/2017 investiva in 20 fondi di diversi emittenti: 7 fondi bilanciati (39%), 7 obbligazionari (31%) e 6 azionari (30%).

Bisogna notare, in primo luogo, come vengano selezionati unicamente fondi globali large cap per la specializzazione azionaria, ed obbligazionari in Euro per la parte bond. Anziché investire in 6/7 fondi della medesima categoria, forse, si potrebbe optare per una diversificazione anche in termini di specializzazione geografica e/o settoriale. I fondi bilanciati, invece, risultano quantomeno più diversificati in termini di categorie.

In secondo luogo, vi sono prodotti che definire “migliori” appare azzardato. È il caso, in particolar modo, di Nordea Stable Return (7%), First Eagle Amundi International Fund IU (5.7%), Candriam Bonds Total Return Class I (3.3%) e Invesco Global Total Return Bond Fund Z (2.6%). Persino Morningstar assegna 3 stelle anche nella versione istituzionale.

 

Il paradosso della gestione attiva

Il paradosso della gestione attiva, espresso da William Sharpe nell’articolo “The Arithmetic of Active Management” del 1991, evidenzia come il rendimento medio di una gestione attiva su un certo mercato risulti uguale a quello dell’investimento passivo sullo stesso, al netto dei costi.

Core Champions dimostra questo paradosso in modo efficiente. Il fondo, teoricamente, dovrebbe selezionare i fondi migliori disponibili e offrire pertanto un rendimento superiore a quello del mercato. La maggior parte dei fondi selezionati appare, in effetti, di buona qualità. Anche se bisogna sottolineare, tuttavia, la presenza di alcuni prodotti deludenti.

Nonostante questo, Core Champions non riesce a fare meglio del mercato. Anzi, gravato dalla zavorra commissionale, finisce per offrire rendimenti deludenti rispetto ad un’economica soluzione passiva. La SGR e chi vende il fondo, però, ci guadagnano comunque…

 

Chi ci guadagna

Negli ultimi 3 anni, il fondo Core Champions ha aumentato il suo valore di 1,040€, al netto delle tasse. Il sottoscrittore, però, ne avrebbe guadagnati solo 709€, considerando le commissioni di entrata sostenute:

Chi ci guadagna? Confronto tra il fondo Core Champions e la strategia in ETF.

Chi ci guadagna? Confronto tra il fondo Core Champions e la strategia in ETF.

I dati sono necessariamente approssimati, non avendo a disposizione l’evoluzione delle commissioni e delle spese. È evidente, però, come vi sia una notevole asimmetria tra i guadagni dell’intermediario e quelli del sottoscrittore. La SGR, infatti, ha guadagnato circa 550€ in più del sottoscrittore, nonché più della variazione del fondo.

Con la strategia in ETF, invece, la distribuzione è molto diversa. Il sottoscrittore incassa tutto l’aumento del portafoglio, ad eccezione dei costi di intermediazione. Le società emittenti guadagnano unicamente dalle spese correnti degli ETF, molto contenuti.

Per valutare le diverse alternative di investimento, quindi, non è sufficiente osservare la differenza di performance, che in questo caso sarebbe già sufficiente ad evidenziare la scarsa appetibilità del fondo. È fondamentale anche comprendere come vengono remunerate le varie parti di un investimento e chi ci guadagni realmente. I rendimenti passati potrebbero non ripresentarsi nel futuro, ma le spese del fondo rimangono una certezza.

 

Il nostro report

 

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.