Costruire un PIR con ETF e fondi comuni

Ad agosto i PIR hanno raggiunto i 5 miliardi di raccolta. All’Aim, il listino di Borsa Italiana dove sono quotate le piccole-medie imprese, gli scambi quest’anno sono aumentati del 517% e le quotazioni del 21%, con alcune società che hanno fatto registrare un +300%. Cosa siano i PIR è ormai piuttosto conosciuto. Può essere interessante, però, scoprire le alternative per un investitore retail.

Costruire un PIR con gli ETF

Il risparmiatore che volesse costruirsi il suo PIR utilizzando gli ETF attualmente disponibili, attualmente, ha un’unica possibilità: Directa (www.directa.it). Gli altri intermediari, infatti, come anche confermato dalla risposta di Unicredit alla domanda di un lettore di Plus24, non consentono l’apertura di dossier PIR in cui inserire i fondi passivi. Le banche, infatti, preferiscono indirizzare i loro clienti verso prodotti con elevato margine commissionale . Più onerosi, quindi, per i risparmiatori.

Con Directa è possibile aprire un conto PIR. Con esso è possibile operare su singole azioni, ETF, fondi, obbligazioni e certificati. È possibile utilizzare gli ETF per rispettare le percentuali relative agli strumenti finanziari emessi da imprese italiane, ovvero il 70% del totale, di cui il 30% destinato ad imprese non incluse nel FTSE Mib.

Anche agli intermediari, tuttavia, non è ancora chiara completamente la normativa. Il 30% totalmente libero è movimentabile nel corso della vita del PIR senza perdere il beneficio fiscale? E se in seguito alle performance di mercato questo 30% diventa 35-40%, è possibile vendere la parte in eccesso? O si può solo ristabilire le percentuali attraverso un ulteriore acquisto di titoli PIR compliant? Sono domande a cui nemmeno gli operatori sanno fornire una risposta certa.

Vi sono dei dubbi, inoltre, su come si possano gestire i controlli relativi al rispetto delle percentuali nel corso della vita del PIR. Attualmente Directa avvisa telefonicamente i risparmiatori in caso di sforamento ma si tratta di un’operazione attuabile solamente finché il numero di dossier aperti risulti contenuto. Anch’essi sono in attesa di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Come si potrebbe quindi implementare attualmente un PIR, senza correre il rischio di sforare le percentuali e perdere il beneficio fiscale?

 

Un’idea di portafoglio

Si potrebbe pensare ad un portafoglio così suddiviso:

  • 30% iShares FTSE Italia MidSmall Cap UCITS ETF (IE00BF5LJ058). Oppure Lyxor FTSE Italia Mid Cap PIR (DR) UCITS ETF (FR0011758085);
  • 50% ETF sul FTSE Mib, tra Lyxor UCITS ETF FTSE MIB (FR0010010827), db x-trackers FTSE MIB Index UCITS ETF (LU0274212538), iShares FTSE MIB UCITS ETF (IE00B53L4X51) ed Amundi ETF FTSE Mib UCITS ETF (FR0010892208);
  • 20% iShares € Corporate Bond Interest Rate Hedged UCITS ETF (IE00B6X2VY59);

In alternativa, si potrebbe puntare per 75-80% sul Lyxor Italia Equity PIR UCITS ETF (US66538H6339). Esso è gestito attivamente e punta a fornire un’esposizione per il 75% ai titoli del FTSE MIB e per il 25% a quelli del FTSE Mid Cap.

Al fine di essere sicuri di rispettare sempre le percentuali e considerando il limite massimo di 30.000€ investibili all’anno, si potrebbe procedere all’investimento all’inizio di ogni trimestre:

  • 2,250€ nell’ETF su Mid e/o Small Cap;
  • 3,750€ in un ETF sul FTSE Mib;
  • 1,500€ in un ETF obbligazionario in Euro coperto sul rischio di tasso, come quello indicato.

Così facendo si riuscirebbe a tenere sotto controllo agevolmente il rispetto dei requisiti percentuali. Senza rischiare di commettere errori dovuti alla non semplice comprensione della norma e mantenendo un’ampia possibilità di modifiche successive.

È possibile, infatti, scegliere di acquistare un altro ETF nei successivi accumuli, senza procedere alla vendita di quello attuale. Ad esempio, un risparmiatore potrebbe pensare di acquistare, in un secondo momento, un ETF sui titoli corporate in Dollari o, magari, sui Paesi Emergenti.

Inoltre, nel caso in cui i titoli italiani offrissero performance particolarmente soddisfacenti, portando quindi il loro valore percentuale sopra le soglie richieste, negli anni successivi si potrebbe aumentare la quota destinata all’investimento “libero”.

È bene non investire tutto quanto destinato al PIR all’inizio del periodo. Così facendo, infatti, non si potrebbe procedere agli eventuali ribilanciamenti necessari nel corso dell’anno.

 

I costi

Ma quanto costerebbe questo PIR?

Il dossier titoli di Directa ha un costo annuo è di 100€. Ogni operazione su ETF costa invece 5€ (oppure un importo proporzionale da 1 a 18€, o digressivo da 8 a 1.5€). In un anno, quindi, acquistando tre strumenti all’inizio di ogni trimestre ed aggiungendo il canone annuo, il PIR verrebbe a costare 5€ x 3 x 4 + 100€ = 160€.

Questo importo prescinde da quanto investito. Sul massimo di 30.000€ l’incidenza sarebbe dello 0.53%, mentre su 10.000€ dell’1.6%.

A questi costi vanno aggiunti quelli relativi ai TER degli ETF, che non vengono pagati direttamente ma che incidono comunque sui rendimenti. Considerando la suddivisione del portafoglio prima ipotizzato e l’investimento di 30.000€ ogni anno, tale somma risulterebbe pari a 72€ per il primo anno, 144€ il secondo anno e così via, per complessivi 1.080€.

Sui 5 anni previsti come orizzonte temporale minimo del PIR, considerando anche i costi di dismissione, il costo totale risulterebbe pari a 160€ x 5 + 5€ x 3 + 1.080€ = 1.895€, su 150.000€ investiti. L’1.26%.

Come da regolamento, infine, qualora venisse smobilitato il portafoglio alla fine del quinto anno, avendo sempre rispettato i requisiti previsti dalla normativa, la tassazione risulterebbe pari a 0 (anziché 12.5% sui Titoli di Stato e 26% sul resto) e non sarebbe quindi dovuta alcuna imposta.

 

PIR ETF

I costi per costruire un PIR attraverso l’utilizzo di ETF

 

L’alternativa in fondi comuni

L’alternativa per l’investitore retail, che non ha le competenze o la possibilità di costruire in autonomia il proprio PIR, è quella di investire in uno dei numerosi fondi PIR compliant attualmente commercializzati.

Vi sono circa 50 fondi attualmente acquistabili, che implementano diverse strategie di gestione. Ovviamente ciascuno di essi è collocato da specifici intermediari, oltre da alcune piattaforme quali Fundstore o Online SIM che permettono la sottoscrizione di più prodotti.

Alcuni fondi erano già esistenti prima della legge di fine 2016, mentre altri sono stati costituiti proprio per sfruttare questa possibilità. Tra quelli costituiti nel 2017 quelli con maggiori asset in gestione sono:

  • Pioneer Risparmio Italia (IT0005238966), 718mln€, categoria Bilanciati Prudenti EUR;
  • Arca Azioni Italia (IT0005252645), 653mln€, categoria Azionari Italia;
  • Eurizon Progetto Italia PIR 40 (IT0005241614), 642mln€, categoria Bilanciati Moderati EUR;
  • Arca Economia Reale Bilanciato Italia 30 (IT0005241101), 535mln€, categoria Bilanciati Prudenti EUR;
  • Anima Crescita Italia (IT0005238081), 435mln€, categoria Bilanciati Prudenti EUR;

Tra quelli con almeno 3 anni di storia si possono segnalare, invece:

  • Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia (IT0004966971), 1.9mld€, categoria Bilanciati Prudenti EUR;
  • Mediolanum Flessibile Futuro Italia (IT0001019329), 1mld€, categoria Azionari Italia;
  • Fidelity Italy Fund A-EUR (LU0048584766), 800mln€, categoria Azionari Italia;
  • Fondersel P.M.I. (IT0000386489), 100mln€, categoria Azionari Italia.

Come si può vedere, i fondi appaiono piuttosto diversi per strategia di investimento. Come scegliere quindi il fondo più adatto?

 

Qual fondo scegliere?

Per valutare adeguatamente un fondo è necessario disporre di almeno 3 anni di serie storica, affinché le analisi siano statisticamente significanti. Molti di questi prodotti, come detto, sono di recente istituzione. Non permettono, pertanto, un’adeguata valutazione.

È necessario, inoltre, comprendere quale prodotto sia il più adatto per il proprio profilo di rischio. Un fondo totalmente azionario può permettere eventuali guadagni maggiori, a fronte però di potenziali perdite altrettanto consistenti, mentre un fondo bilanciato potrebbe assicurare una minore volatilità, sacrificando però dei potenziali rendimenti.

 

I costi

Quanto costerebbe un investimento attraverso un fondo PIR compliant?

In primo luogo bisogna evidenziare come ogni prodotto presenti un importo differente in termini di spese correnti annue, commissioni di ingresso, commissioni di rimborso e commissioni di performance.

Ipotizziamo di optare per un portafoglio bilanciato, in modo che sia paragonabile alla soluzione di ETF precedentemente elencata. Abbiamo selezionato due prodotti, uno particolarmente costoso ed uno economico:

  • Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia (IT0004966971), 1.9mld€ di asset;
  • Symphonia Patrimonio Italia Risparmio Classe PIR (IT0005246357), 27mln€ di asset;

Il fondo Mediolanum è stato lanciato nel 2014 e non dichiara alcun benchmark. Prevede commissioni di sottoscrizione pari al 4.2% e spese correnti del 2.07%. Eventuali commissioni di performance sono pari al 15% dell’incremento percentuale del fondo rispetto al parametro di riferimento (50% MSCI Italy TRN, 50% JPMorgan Cash Euro Currency 1month) maggiorato dello 0.5%.

Ipotizzando di sottoscrivere 30.000€ nel fondo all’inizio di ogni anno, le spese di sottoscrizione complessive ammontano a 30.000€ x 4.2% x 5 = 6.300€. Le spese correnti risultano pari a 2.07% x (30.000€ – 4.2%) = 595€ ogni 30.000€ investiti. Sui 5 anni, quindi, 8.924€.

Infine, non è possibile determinare le eventuali commissioni di performance. Nel calcolo non vengono presi in considerazione eventuali diritti fissi o altri costi relativi alla sottoscrizione delle quote del fondo.

Sui 5 anni minimi previsti dal PIR, i costi totali ammontano a 6.300€ + 8.924€ = 15.224€. Su 150.000 investiti, si tratta del 10.15%.

 

PIR Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia IT0004966971

I costi per costruire un PIR con il fondo Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia (IT0004966971)

Symphonia, invece, non addebita commissioni di sottoscrizione né di rimborso e prevede spese correnti per l’1.8%. Le commissioni di performance sono date dal 15% dell’incremento percentuale registrato rispetto all’High Watermark. La commissione viene calcolata quotidianamente moltiplicando tale percentuale per il minor ammontare tra l’ultimo valore complessivo netto del fondo disponibile ed il valore complessivo netto medio del fondo nel periodo intercorrente trale date del precedente High Watermark Assoluto e dell’ultimo valore complessivo.

Le spese correnti risultano pertanto pari a 1.8% x 30.000€ = 540€ ogni 30.000€ investiti. Su 150.000€, quindi, 8.100€. Anche in questo caso non è possibile determinare le eventuali commissioni di performance. Non vengono inoltre presi in considerazione eventuali altri costi relativi alla sottoscrizione delle quote del fondo.

Sui 5 anni minimi previsti dal PIR, i costi totali risultano quindi pari a 8.100€. Il 5.4%.

 

Symphonia Patrimonio Italia Risparmio Classe PIR (IT0005246357)

I costi per costruire un PIR con il fondo Symphonia Patrimonio Italia Risparmio Classe PIR (IT0005246357)

Conclusioni

Ricapitolando, la costruzione di un PIR attraverso un portafoglio di ETF costa, complessivamente, 1.895€. Con un fondo particolarmente oneroso 15.224€, con uno “economico” 8.100€.

I calcoli sono stati effettuati sulla base dei dati disponibili e servono a dare un’idea della differente onerosità. I costi precisi non possono essere conosciuti a priori, in quanto possono variare nel corso del tempo e sono determinati anche dall’andamento dei portafogli.

Ovviamente non è possibile ipotizzare i rendimenti delle tre alternative. Il PIR effettuato tramite un portafoglio in ETF richiede degli investimenti trimestrali e la scelta relativa alla porzione di capitale “libera”. Con il fondo, invece, si delegano le scelte al gestore e si deve provvedere unicamente agli investimenti annuali.

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.