Azionista chiede lumi sul crack di TC Sistema

“La storia che vi volevo raccontare inizia 16 anni fa, nel luglio 2000, quando ho aderito all’Ipo di TC Sistema. Era il tempo della bolla di Internet, di Finmatica, di Tiscali che capitalizzava più della Fiat e delle meteore di borsa. Ho avuto fortuna (si fa per dire…) e in quell’Ipo mi furono assegnate 60 azioni (lotto minimo) ad un prezzo di 40,70 euro (2.442€ totali). Il titolo inizialmente era salito oltre 60 euro, per poi ripiegare inesorabilmente. Fino ad essere delistato ad aprile 2004 per il dichiarato fallimento della società. Io non ho venduto ai massimi, poi ho tenuto sperando che andasse meglio. Mi sono ritrovato le azioni in portafoglio a valore zero.”

TC Sistema Spa, società di Garbagnate Milanese attiva nell’ambito dell’IT, venne quotata nell’estate del 2000 sul Nuovo Mercato, il segmento di Borsa Italiana riservato alle piccole imprese con potenzialità di crescita.

La negoziazione delle sue azioni, però, venne sospesa ad aprile 20004, come conseguenza del difficile stato dell’azienda. In seguito ad un calo del fatturato nell’esercizio precedente, le perdite avevano ridotto il capitale sociale sotto il limite legale, comportando così l’obbligo di una ricapitalizzazione.

Pur ottenendo una deroga in tal senso e disinvestendo alcuni immobili e quote di altre società, TC Sistema non riuscì a portare a termine il piano di ristrutturazione previsto. Dopo il fallito tentativo dell’imprenditore Angelucci di rilevare la società, nel seguente giugno l’assemblea degli azionisti decise per la liquidazione.

“Dalle ceneri” di TC Sistema venne scorporato un ramo d’azienda, dedicato all’assistenza tecnica e alla gestione di servizi in outsourcing. Esso venne rilevato da una cordata di imprenditori e che diede vita a TC Sistema Servizi S.r.l..

Nel frattempo, a fine settembre 2004, venne ufficializzato il fallimento di TC Sistema. Gli istituti bancari riuscirono a rientrare quasi integralmente dalla loro esposizione. La dismissione delle attività non fu però sufficiente a liquidare completamente i creditori dell’azienda milanese.

La situazione del lettore non è certo una novità per le colonne di questa rubrica. Sono infatti diverse le società che hanno seguito il percorso di TC Sistema. I titoli azionari permangono nei dossier degli investitori a distanza di anni dalla dichiarazione di fallimento. Anche gli intermediari interpellati non sono stati in grado di fornire una soluzione per eliminarli dal dossier, al fine di determinare quantomeno le minusvalenze utilizzabili e chiudere lo stesso. Non resta, quindi, che aspettare la fine della procedura fallimentare. Come si sa, può durare anche molti anni.

È possibile che siano state intentate azioni legali nel corso degli anni. Considerando che si parla di un fallimento datato 2004, però, sembra improbabile che si possa procedere ancora adesso. Informarsi presso una delle numerose associazioni dei consumatori, comunque, può sempre essere una soluzione.

Per concludere, questa vicenda ricorda per l’ennesima volta come, per un investitore privato, sia raramente una scelta ottimale investire in singoli titoli azionari. Specialmente se non si hanno le competenze per valutarli adeguatamente. Oltre alla possibilità di scegliere un ETF diversificato, certo non ancora acquistabile in Italia nel 2000, oppure un fondo comune, rimane sempre valido il consiglio di affidarsi a professionisti del settore.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.