Crollo del petrolio, chi è colpito di più?

Quando nel luglio del 2014 il petrolio Brent, il greggio del Mare del Nord, cominciò la fase discendente partendo da un prezzo intorno ai 110 dollari al barile, probabilmente nessuno avrebbe scommesso che un anno e mezzo dopo le stesse quotazioni si sarebbero attestate intorno ai 35 dollari, un tracollo del 70%, alimentato anche dal rallentamento cinese come dimostrano gli eventi degli ultimi giorni. Trattandosi della materia prima più importante al mondo, un movimento così violento in un lasso di tempo tutto sommato ristretto provoca effetti variegati sull’economia globale: benefici, ma non solo. Per Plus24, settimanale de il Sole 24 Ore, abbiamo analizzato le conseguenze del crollo del petrolio e gli ETF azionari e obbligazionari maggiormente esposti ai Paesi produttori di greggio.

Trattandosi della materia prima più importante al mondo, un movimento così violento in un lasso di tempo tutto sommato ristretto provoca effetti variegati sull’economia globale: benefici, ma non solo. «Finora – spiega Marcello Rubiu, partner della società di consulenza Norisk – il crollo del prezzo del greggio ha prodotto una pesante riduzione degli investimenti con ripercussioni infrasettoriali, mentre i benefici si sono sentiti molto meno se si esclude la buona performance di automotive e compagnie aeree. Lo stimolo ai consumi sembra ancora piuttosto timido anche se bisognerà attendere ancora qualche mese per appurare l’efficacia di questa dinamica».

Uno studio realizzato da Norisk sugli ETF che investono in paesi emergenti legati al petrolio evidenzia che su quattro strumenti nel campo dei bond due investono in titoli sovrani, con un’incidenza del 12% circa di Russia e Brasile, mentre altri due hanno anche bond corporate energetici con un peso che varia dal 10 al 26 per cento.

È piuttosto interessante notare – continua Rubiu – come nell’indice JPMorgan $ Emerging Market Bond (Embi) Global Core TR, dove in teoria vi sono titoli di stato/agency, siano presenti obbligazioni emesse da società controllate dallo stato come Petrobras, Pemex, eccetera». Nel caso dell’obbligazionario emergente i rendimenti cominciano a essere interessanti, con ritorni tra il 4,8 e il 7,8%. Si tratta di ETF che replicano prevalentemente emissioni in dollari Usa. Per quanto riguarda gli ETF azionari emergenti il peso dell’energy oscilla invece tra il 5 e il 10 per cento.

 

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Gli ETF selezionati

 

Il dettaglio degli ETF citati:

Obbligazionari

ISIN                         Descrizione

IE00B2NPKV68       iShares J.P. Morgan $ Emerging Markets Bond UCITS ETF

FR0010959668      Amundi ETF Global Emerging Bond Markit Iboxx UCITS ETF

DE000A1JB4Q0      iShares Emerging Markets Local Government Bond UCITS ETF

DE000A1J0BJ3        iShares USD Emerging Markets Corporate Bond UCITS ETF

 

Azionari

ISIN                         Descrizione

IE00B0M63177        iShares MSCI Emerging Markets UCITS ETF (Dist)

LU0292108619       db x-trackers MSCI EM LatAm Index UCITS ETF

LU0328476410       db x-trackers S&P Select Frontier UCITS ETF

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.