Das Auto(Goal): le auto europee e la bufera

Il comparto automobilistico ha storicamente avuto problemi con le regolamentazioni nazionali ma l’esperienza di Volkswagen rischia di minare una conquistata supremazia. Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it) abbiamo analizzato la situazione del comparto automobilistico europeo, le prospettive future e gli ETF che permettono di investire in tale mercato.

Il settore automobilistico è indubbiamente importante nella struttura economica mondiale, in quanto l’acquisto dei veicoli costituisce la spesa in beni durevoli più rilevante dopo quella della casa. All’interno del settore, inoltre, vi è una confluenza di altri comparti quali materiali, tecnologia, ingegneria e brevetti, piuttosto rilevante e l’espansione dell’automotive è in grado ancora di trainare il resto dell’economia, in particolare in certi Paesi. Si tratta di un settore super ciclico, caratterizzato dall’elevato peso dei costi fissi rispetto a quelli variabili, conseguenza della necessità di ingenti investimenti, e dall’utilizzo della leva finanziaria per innalzare la redditività finale. L’esposizione ai tassi di interesse, inoltre, è amplificata dal fatto che i consumatori spesso ricorrono a finanziamenti per permettersi l’acquisto e, frequentemente, il prestito viene erogato da una società finanziaria di proprietà dello stesso fabbricatore.

Il settore è stato influenzato nell’ultimo decennio dalla crescita economica dei Paesi Emergenti, Cina in particolare, che ha consentito alle società automobilistiche di approdare su “territori vergini” e compensare il mercato maturo dei Paesi sviluppati, caratterizzato ormai dal mero ricambio di veicoli. In questo contesto è opportuno collocare le disavventure di Volkswagen che hanno portato la società a perdere circa 24 mld€ di capitalizzazione a partire dal 16/9, ma è importante sottolineare come da marzo di quest’anno la riduzione del valore di mercato sia prossima a 60 mld€. In 6 mesi il titolo tedesco ha praticamente subito un dimezzamento, in parte accompagnato dal calo dell’intero settore e, in particolare, dei players molto esposti alla Cina. Questo calo è avvenuto nonostante, negli ultimi mesi, ci siano stati il tracollo del prezzo del greggio, la soppressione dei tassi di interesse e il ritorno all’erogazione del credito da parte dei vari istituti.

Un aspetto da considerare è se l’industria europea automobilistica sia o meno al passo con i cambiamenti strutturali del business in cui opera: c’è infatti da attendersi un inasprimento dei controlli, degli standard richiesti e delle sanzioni, nonché delle class action di cittadini che accuseranno i produttori di contribuire alle diffuse patologie respiratorie. Queste dinamiche porteranno alla necessità di investire maggiormente nei propulsori e, quindi, a maggiori costi e minori profitti. Inoltre, l’Europa dovrà affrontare la sfida dell’”auto 2.0”: i brand giapponesi si sono affermati nel campo delle auto ibride, mentre alcuni player USA non automobilistici stanno scommettendo proprio su questo. Con il plausibile declino dei motori diesel sembra che i produttori tedeschi siano i più esposti, ma queste società hanno competenze e risorse in grado di risollevarsi dalle attuali sfortune…

 

Tra gli ETF analizzati nella newsletter, sullo Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts citiamo: l’iShares STOXX Europe 600 Automobiles & Parts UCITS ETF (DE000A0Q4R28), il Lyxor UCITS ETF STOXX Europe 600 Automobiles & Parts (FR0010344630), il ComStage Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts NR UCITS ETF (LU0378435043) e l’EasyETF Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts UCITS ETF (FR0010018333); sulla versione optimized dell’indice, invece, il Source STOXX Europe 600 Optimised Automobiles & Parts UCITS ETF (IE00B5NLX835).

È possibile poi investire sul comparto delle auto europee anche attraverso prodotti come il db x-trackers Stoxx Europe 600 UCITS ETF (LU0328475792), lo SPDR MSCI Europe Consumer Discretionary UCITS ETF (IE00BKWQ0C77) ed il First Trust NASDAQ Global Auto Index Fund (US33734X3098).

 

Per i clienti Fineco, continua qui https://nuovosito.fineco.it/mercati-e-trading/pro/norisk/index_fineco.php/article/articleviewfineco/4270/

 

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.