ETF Clean Energy, istruzioni per l’uso

Nella scelta di una strategia di investimento non è sufficiente determinare il settore o la specializzazione sulla quale si vuole puntare ma è necessario valutare attentamente anche i diversi prodotti disponibili. Pur selezionando società che operano nello stesso business, infatti, gli indici sottostanti gli ETF possono risultare piuttosto differenti tra loro. È il caso, ad esempio, degli ETF Clean Energy, prodotti che investono nelle fonti alternative di energia.

Sul comparto delle energie alternative sono presenti due prodotti, con circa 10 anni di storia, quotati anche a Milano:

  • iShares Global Clean Energy UCITS ETF (IE00B1XNHC34)
  • Lyxor UCITS ETF New Energy (FR0010524777)

Il prodotto di iShares replica l’indice S&P Global Clean Energy ed ha un TER dello 0.65%. Gli asset in gestione sono circa 124mln$ e paga dividendi semestrali pari al 2.75% annuo. Lo spread medio di borsa a maggio è stato dello 0.35%.

Il prodotto di Lyxor replica l’indice World Alternative Energy CW, ha un TER dello 0.6% e asset per 50mln€. Paga dividendi semestrali, l’ultimo dei quali di circa l’1.4%. Lo spread medio di borsa a maggio è stato dello 0.42%.

 

Gli indici sottostanti

Lo S&P Global Clean Energy seleziona 30 società a livello globale attive nel business dell’energia pulita, con capitalizzazione di mercato superiore a 300mln$. Vengono selezionate sia società che si occupano della produzione di energia pulita che quelle attive nell’ambito delle relative tecnologie e attrezzature. La ponderazione viene determinata sulla base della capitalizzazione di mercato e di un punteggio dato dall’esposizione della società al comparto. Il peso massimo di un titolo è del 5%.

Il World Alternative Energy seleziona 20 società attive negli ambiti delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e della decentralizzazione della fornitura di energia; ognuno dei tre comparti non può contare più di 10 titoli. La ponderazione viene determinata dalla capitalizzazione di mercato e ogni azione non può ricoprire più del 10% del totale dell’indice.

 

La composizione

Le diverse metodologie di selezione dei titoli si traducono in indici piuttosto dissimili. Per quanto riguarda l’esposizione settoriale:

ETF Clean Energy Settori

iShares Global Clean Energy UCITS ETF vs. Lyxor UCITS ETF New Energy, composizione settoriale

Mentre dal punto di vista geografico:

ETF Clean Energy Geo

iShares Global Clean Energy UCITS ETF vs. Lyxor UCITS ETF New Energy, composizione geografica

Le performance di borsa

Chiaramente, data la diversa composizione dei due prodotti, essi hanno mostrato dinamiche di borsa dissimili. Pur investendo nello stesso comparto, non sono risultati inoltre particolarmente correlati (r2=0.56). Il rendimento di borsa a 3 anni:

ETF Clean Energy 3y

iShares Global Clean Energy UCITS ETF (in bianco) vs. Lyxor UCITS ETF New Energy (in arancione), 3 anni

Si può osservare come il prodotto di iShares sia risultati molto più erratico, avvantaggiandosi notevolmente dei periodi di crescita ma altresì soffrendo maggiormente le correzioni. È interessante notare come da ottobre 2016 i due ETF abbiano sperimentato dinamiche molto differenti, mentre nel periodo precedente la correlazione risultava più pronunciata.

Osservando le performance a 5 anni viene apprezzata maggiormente la differenza in termini di volatilità dei due prodotti. A differenza dell’ultimo periodo, in passato la maggior erraticità del prodotto di iShares era stata, quantomeno, accompagnata da risultati più consistenti.

ETF Clean Energy 5y

iShares Global Clean Energy UCITS ETF (in bianco) vs. Lyxor UCITS ETF New Energy (in arancione), 5 anni

Si può osservare il tracollo avvenuto a fine 2008: -67% per l’ETF di iShares in meno di due mesi, per un drawdown complessivo a fine 2012 dell’86%, e -58% nello stesso periodo per l’ETF di Lyxor, per un drawdown a fine 2012 del 70%.

ETF Clean Energy 2008-17

iShares Global Clean Energy UCITS ETF (in bianco) vs. Lyxor UCITS ETF New Energy (in arancione), dal 2008

I fondi attivi

Sono presenti anche alcuni fondi attivi che investono sul comparto. Considerando le classi accessibili agli investitori retail:

  • RobecoSAM Smart Energy Fund EUR B (LU0175571735)
  • BlackRock New Energy Fund A2 (LU0124384867)
  • Vontobel Fund New Power B (LU0138259048)
  • Pictet-Clean Energy P EUR (LU0280435388)
  • JSS Sustainable Equity New Power P EUR (LU0341712544)

Confrontando questi fondi con l’ETF di Lyxor e applicando la metodologia di Norisk si ottiene:

Fondi attivi vs. Lyxor UCITS ETF New Energy

Fondi attivi vs. Lyxor UCITS ETF New Energy

Si può dire che Robecco e BlackRock siano “quasi promossi”, mentre gli altri non superano la prova. Questi due fondi, infatti, negli ultimi 3 anni hanno fatto registrare performance corrette per il rischio superiori a quelle dell’ETF; non sono stati in grado, però, di mantenerle costanti nel corso del tempo e, nel lungo termine, appaiono pressoché identici al benchmark passivo.

Bisogna considerare, infine, che nei calcoli effettuati non sono state considerate le commissioni di sottoscrizione, presenti in tutti i fondi per un importo del 5% del capitale investito.  Per un investitore retail, che non avrebbe quindi il potere contrattuale per negoziare un annullamento di tali spese, un prelievo del 5% ad inizio investimento, al quale per altro aggiungere un’eventuale commissione di rimborso, risulterebbe piuttosto penalizzante.

 

Conclusioni

Dall’analisi dei due ETF appare evidente come i prodotti, che a prima vista potrebbero apparire simili, risultino in realtà piuttosto differenti. Per compiere una scelta di investimento su uno specifico comparto, quindi, non è sufficiente osservare l’etichetta del prodotto ma è necessario analizzare approfonditamente le differenze tra i diversi ETF disponibili. Non è un’operazione, ovviamente, alla portata di tutti gli investitori ed è per questo che è importante rivolgersi ad un consulente competente, in grado di guidare non solo nell’allocazione tra le varie asset class ma anche nella scelta dei singoli strumenti.

Per quanto riguarda i fondi attivi, bisogna prendere in considerazione solo coloro i quali siano stati in grado di superare costantemente l’alternativa in ETF. Tra quelli appartenenti a questo comparto ve ne sono due che risultano interessanti, ma non sufficientemente da farsi preferire all’alternativa passiva.

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.