ETF High Yield, meglio sceglierli con prudenza

In seguito ad alcuni articoli su Plus24 a proposito del rischio liquidità e vulnerabilità dei titoli corporate, un lettore ha scritto in merito ad due ETF high yield obbligazionari in suo possesso. Egli chiede: “Ho in portafoglio due ETF obbligazionari, Isin IE00B66F4759 e FR0010967323, pari al 22% del portafoglio. Vorrei, se possibile, un consiglio se mantenere o uscire anche solo parzialmente dall’investimento (visto il buon dividendo)”

Innanzitutto è da apprezzare la scelta di avere utilizzato un ETF, rinunciando a investire direttamente su uno o più titoli. Una politica che aumenta notevolmente i rischi, soprattutto nei settori dove investono i cloni scelti dal lettore. Il lettore ha utilizzato due ETF, l’iShares € High Yield Corp Bond UCITS ETF (IE00B66F4759) e il Lyxor iBoxx $ Liquid Emerging Markets Sovereigns UCITS ETF (FR0010967323) per assumere un’esposizione sulle obbligazioni a elevato rendimento, rispettivamente societarie e governative.

Il primo ETF investe in 460 titoli obbligazionari emessi in euro da società di diversi settori e ha una duration di 2,9 anni. I rendimento è pari al 3,3% e nell’ultimo anno ha distribuito dividendi pari al 4,1%. A livello geografico risulta esposto principalmente a titoli di società italiane (20%), tedesche (13%), francesi (13%), britanniche (10%) e statunitensi (8%), mentre in termini settoriali le ponderazioni maggiori riguardano industria di base (20%), banche (15%) e telecomunicazioni (8,8%); l’esposizione a titoli subordinati è inferiore all’8% del valore del patrimonio.

Il secondo ETF di Lyxor investe in obbligazioni in dollari emesse dai Paesi emergenti. Comprende circa 40 titoli e la durata finanziaria risulta più elevata, 8,9 anni. Al tempo stesso offre anche elevato rendimento (6,1%) e dividendi (5,3%) più corposi e i Paesi più rappresentati risultano Indonesia (12%), Turchia (12%), Messico (11%) e Brasile (7%).

Per quanto entrambi gli ETF investano in obbligazioni a elevato rendimento, si tratta di prodotti con profili di rischio molto differenti. L’ETF di Lyxor, infatti, è influenzato dalla dinamica del tasso di cambio euro-dollaro, fornisce esposizione a emissioni di Paesi emergenti e possiede una duration piuttosto pronunciata. Questo si traduce in performance molto consistenti negli ultimi tre anni (+9,4% medio), a fronte però di una notevole erraticità (13%) e di un elevato drawdown massimo — la differenza percentuale tra il massimo assoluto ottenuto dalla serie storica dei prezzi e il successivo punto con il valore minimo — (16,5 per cento).

L’ETF di iShares, invece, puntando su titoli emessi in Paesi sviluppati e con scadenze più ravvicinate, appare meno erratico (volatilità 4,7% e drawdown massimo 6,5%), ma al tempo stesso fornisce rendimenti più contenuti (1,9% medio negli ultimi tre anni). È interessante osservare, infine, come i due prodotti abbiano reagito all’elezione di Trump: l’indice in Euro è rimasto pressoché invariato, mentre quello in dollari ha perso oltre il 4% (al 15 novembre), limitando i danni grazie al rafforzamento del dollaro.

Oltre ai rischi di mercato, non irrilevanti soprattutto per lo strumento sugli Emergenti, vi può essere un rischio liquidità dei singoli titoli presenti nell’ETF, ma soprattutto per il primo prodotto e comunque non marcato.

Occorre precisare come questo ipotetico rischio possa essere persino più pronunciato nel caso dei fondi comuni attivi, che hanno la possibilità di avventurarsi su strumenti poco liquidi. Pur non conoscendo il profilo di rischio del lettore e gli altri suoi investimenti possiamo affermare che l’esposizione, seppure molto diversificata grazie allo strumento degli Exchange-Traded Funds, appare un po’ aggressiva. È forse conveniente sfruttare una possibile fase di ricopertura per diversificare il rischio su altri ETF.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.