FITD, la dotazione finanziaria è 64 milioni

Data la situazione difficile del comparto bancario italiano, ci è capitato spesso di rispondere a quesiti in merito alla situazione finanziaria degli istituti e ai possibili sviluppi futuri. Recentemente, un lettore di Plus24 ci ha chiesto chiarimenti a proposito di un articolo pubblicato in passato: “Vi chiedo chiarimenti sull’articolo da voi pubblicato in cui l’esperto Marcello Rubiu di Norisk affermava circa il Fondo di tutela dei depositi (FITD): «Riteniamo che le garanzie offerte dal fondo di tutela interbancario siano efficaci solamente per scenari negativi che riguardano singoli istituti di media dimensione. Qualora ci fosse una crisi di un operatore di grandi dimensioni associato anche a stress sui titoli del debito pubblico, è difficile che il sistema vada a rimpinguare in modo sufficiente il fondo».”

L’economia, il bilancio statale e il sistema bancario italiani non godono di ottima salute ma non si tratta di una novità. La politica monetaria non convenzionale della Bce è riuscita a ridurre drasticamente il costo del debito contribuendo, conseguentemente, a stabilizzare la nostra situazione anche sui mercati finanziari. Vi sono stati dei miglioramenti ma non tali da scongiurare con assoluta certezza il palesarsi di scenari estremi, che rimangono poco probabili, soprattutto nel breve periodo, ma non impossibili.

L’analisi dei credit default swap (Cds) sui nostri BTp, una sorta di assicurazione contro i default, evidenzia come nei prossimi due anni la probabilità che avvenga un “credit event” sia circa pari al 3,4%. L’eventualità di una catastrofe sale al 13% se allunghiamo lo scenario ai prossimi cinque anni e addirittura al 30% se consideriamo lo scenario decennale.

È importante considerare la relazione pericolosa che intercorre tra il nostro debito pubblico e i nostri istituti di credito, oltre ovviamente al problema relativo ai crediti deteriorati. La dotazione finanziaria residua del fondo di tutela interbancario al 31 dicembre 2016 era di circa 64 milioni di euro e quindi risultava sottodimensionato rispetto al totale dei depositi oggetto della copertura assicurativa.

Qualora avvenisse una crisi bancaria di medie dimensioni, il fondo risulterebbe incapiente e sarebbe necessario richiedere risorse addizionali agli altri istituti, auspicando anche l’intervento pubblico. Che, nel frattempo, si è prodigato nell’offerta di coperture a prestiti di varia natura (per esempio Gacs) nel corso degli anni.

Dovesse invece verificarsi la concomitanza di due o più crisi di istituti di dimensione medio-grande, la situazione potrebbe divenire esplosiva e richiedere probabilmente un aiuto esterno. Ci preme sottolineare come questo appena descritto costituisca uno scenario estremo e poco probabile ma è importante che l’investitore ne tenga conto. Tant’è che le remunerazioni offerte possono variare dal 2% allo zero.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.