Il flop dei Trem-bond per il Sud

Un vero e proprio buco nell’acqua. Dopo essere stati concepiti nel 2011 dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e rilanciati nel 2012 dall’ex premier Mario Monti, i cosiddetti Trem-bond (Titoli di risparmio per l’economia meridionale) sono finiti subito nel dimenticatoio.

Le banche che hanno emesso questa tipologia di prodotti negli ultimi anni si possono infatti contare sulle dita di una mano. In particolare, nel 2017 sono quattro: Cassa Rurale e Artigiana Bcc di Battipaglia e Montecorvino Rovella, Banca Monte Pruno, Banca Popolare Puglia e Basilicata e Bcc Riscossa di Regalbuto. Per un ammontare complessivo di titoli emessi pari solo a 45 milioni.

 

I vantaggi fiscali dei Trem-bond

Eppure anno dopo anno il Mef continua a fissare un plafond di ben 3 miliardi di euro per i Trem-bond. Queste speciali obbligazioni, fiscalmente agevolate, ideate per finanziare con i risparmi delle famiglie le Pmi e progetti etici nelle regioni del Mezzogiorno.

L’aliquota di favore applicata sui flussi cedolari dei Trem-bond è pari al 5%. Rispetto al 12,5% previsto per i Titoli di Stato e al 26% per gli altri redditi finanziari. È riconosciuta, però, unicamente agli investitori persone fisiche.

In questi anni le banche hanno preferito collocare ai clienti strumenti ad elevato margine. Non obbligazioni vantaggiose solo per le famiglie e per il sistema Paese. I Trem-bond erano e sono ancora una buona idea, ma in particolare i grandi gruppi bancari sono stati totalmente assenti da questo mercato. Ad emettere i Trem-bond è stata perlopiù la rete delle piccole Bcc.

 

L’ammontare raccolto

L’ammontare complessivamente raccolto dai Trem-bond in questi primi sei anni di vita è stato pari a 1,16 miliardi di euro. Rispetto alla potenza di fuoco di 18 miliardi. Gli iniziali 749 milioni di euro di Trem-bond collocati nel 2012, successivamente sono via via scesi su valori intorno ai 45 milioni di euro degli ultimi anni.

Una lenta agonia a cui il Governo potrebbe mettere la parola “fine”. È inutile continuare a stanziare 3 miliardi di euro annui se poi non vengono utilizzati. Per contribuire al rilancio del Sud e perseguire lodevoli finalità sociali ci vuole ben altro.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.