Fondi vs ETF: quando il gestore non supera la prova

Fondi vs ETF. Il lavoro del gestore, banalizzando, consiste nel combinare il portafoglio del fondo in modo differente rispetto a quello del suo focus di investimento in modo da ottenere un rendimento addizionale, a parità di rischio. Del resto per affidare i soldi a un gestore professionale i sottoscrittori pagano commissioni per l’atteso valore aggiunto. Altrimenti possono sottoscrivere un ETF che replica passivamente l’andamento dei mercati a costi più contenuti. Partendo dal presupposto che è lecito attendersi che il fondo più grande di una casa possa essere il migliore tra i prodotti proposti, abbiamo analizzato per il Sole24Ore i fondi più grandi delle principali case d’investimento presenti in Italia per valutare i risultati ottenuti a confronto con quelli conseguibili con uno o un paniere di ETF.

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In che modo si sono comportati i fondi oggetto dell’analisi? Partiamo con un primo alert. Molti studi hanno dimostrato come i risultati passati non siano un’assicurazione per le performance future, ma se persino i rendimenti passati sono peggiori rispetto alla strategia in Etf, è meglio non rischiare e optare per questi ultimi. Tra i 20 prodotti analizzati solo sette hanno ottenuto risultati positivi rispetto agli Etf nell’arco degli ultimi tre anni, considerando la performance aggiustata per il rischio dei singoli prodotti. Una metodologia che permette di rendere i risultati in termini assoluti e facilmente interpretabili, in quanto indica «in soldi» il risultato di un investimento nei diversi strumenti. Nella tabella a lato le barre evidenziano quanto avrebbe ottenuto l’investitore con mille euro investiti tre anni fa nei fondi comuni e nella concreta alternativa di investimento rappresentata dagli Etf.

Talvolta la differenza tra i risultati conseguiti con i fondi e i rispettivi Etf è piuttosto contenuta in termini numerici. In altri casi i fondi mostrano, al netto delle più alte commissioni, una dinamica troppo vicina alla strategia passiva. Il fondo «Eurizon EasyFund Bd Eur L/T Lte R», ad esempio, ha ottenuto risultati inferiori nel triennio rispetto all’Etf obbligazionario a lungo termine in euro (si veda il grafico in basso). Da notare come il legame del fondo con la dinamica dell’Etf sia molto elevato (R2=0,98) e che utilizzando il benchmark dichiarato dalla casa di gestione del gruppo Intesa Sanpaolo il valore di questo indicatore raggiunge 0,99, quasi 1 che rappresenta il valore di massima correlazione. Le differenze sono causate dalle spese correnti che per la classe R venduta al pubblico retail sono pari all’1,36% su base annua, un valore che per la classe destinata ai grandi investitori istituzionali dello stesso fondo scende a 0,39%, ma che per l’Etf alternativo è ancora più basso ed è pari allo 0,17%. Ecco spiegata la differenza tra i diversi rendimenti.

Un fondo che si distingue in positivo, invece, è Invesco Pan European Structured Equity Fund A Acc, con un rendimento annuo superiore all’Etf, un livello di rischio inferiore e una gestione con diverse “scelte attive” nel corso degli ultimi tre anni. Un confronto in questo caso vincente per il gestore, nonostante spese correnti del fondo (1,57%) superiori a quelle dell’Etf (0,3%): ma attenzione che il risparmiatore ha dovuto corrispondere le commissioni di entrata (max 5%). Considerando anche tale esborso, le overperformance rispetto alla soluzione passiva si riducono drasticamente. Commissioni di sottoscrizione che sono trattabili, perché è facoltà dei distributori annullare il balzello che si paga all’ingresso del fondo. A loro comunque viene girata dal gestore la gran parte delle commissioni di gestione annuali previste nel regolamento del fondo.

 

Quali aspetti considerare per scegliere un fondo

L’analisi è stata svolta sui fondi dimensionalmente più importanti per ciascuno dei 20 maggiori gruppi aderenti ad Assogestioni. Non sono stati considerati i fondi monetari, quelli alternativi e quelli con focus d’investimento particolari, non agevolmente replicabili con un portafoglio di Etf. Avremmo voluto concentrare l’analisi sui fondi più presenti nei portafogli degli investitori italiani, ma purtroppo non tutte le società forniscono i dati di raccolta netta sui singoli prodotti. L’investitore, quindi, deve partire dalla considerazione che il giudizio sui risultati economici di uno strumento finanziario non sono mai assoluti. Una performance del 2% annua può essere elevata oppure infima a seconda del rischio al quale si è esposto il risparmiatore. Persino all’interno delle varie categorie di fondi vi è un’ampia eterogeneità e quindi è necessario standardizzare i rendimenti ottenuti con il rischio subìto. Non solo. È importante che quanto è ottenuto con il fondo attivo venga rapportato con quanto conseguito con una strategia passiva offerta dagli Etf.

Se il fondo è più rischioso dell’Etf la performance verrà ridotta proporzionalmente e viceversa. In pratica, fornisce il rendimento del fondo qualora esso avesse avuto lo stesso livello di rischio dell’Etf. Se il Rap misurato per il fondo è inferiore a quello della strategia in Etf lo strumento dovrebbe essere evitato. Per i fondi che distribuiscono proventi è stato ipotizzato che il reinvestimento avvenga senza costi per il sottoscrittore, mentre per i benchmark composti da un paniere di Etf i ribilanciamenti sono trimestrali e sono stati presi in considerazione anche i costi d’intermediazione applicando una spesa di 5 euro per operazione, come offerto da un intermediario online come Directa, e i titoli sono stati venduti al prezzo bid di giornata e acquistati a quello ask (una differenza che rappresenta un costo implicito che va considerato per chi investe in Etf). Dall’analisi emerge inoltre che un fondo può risultare brillante in certe fasi e deludente in altre, ovvero la capacità di creare overperformance difficilmente è persistente nel tempo.

 

Alla ricerca della continuità

Performance sì, ma non solo. Per valutare la bontà del lavoro del gestore occorre considerare anche i rischi che fa correre agli investitori per conseguire determinati risultati, che vanno per di più commisurati alle provvigioni che incassa. Inoltre occorre considerare anche la capacità del gestore di conseguire buoni rendimenti in maniera persistente nel tempo. Non è facile individuare professionalità gestionali che producano un consistente e continuo valore aggiunto rispetto alle repliche passive offerte dai meno dispendiosi Etf.

Spesso ci troviamo ad analizzare fondi che alternano fasi positive con altre da dimenticare in fretta, ovvero il fondo non registra dei risultati positivi persistenti. Per esempio tra i fondi analizzati Templeton Asian Growth Fund A(acc)Usd ha registrato nell’ultimo triennio rendimenti negativi, mentre l’Etf alternativo ha ottenuto una brillante performance. Il fondo è risultato persino più rischioso dello strumento oggetto del confronto. È interessante notare che se avessimo effettuato l’analisi 3 anni fa, il fondo sarebbe risultato una sorta di proxy, un alter ego dell’Etf. “Purtroppo” per il fondo nell’ultimo triennio il gestore ha deciso di effettuare scelte attive, facendo registrare performance relative molto negative. La classe retail del fondo è comunque onerosa (spese correnti 2,23% su base annua rispetto allo 0,65% dell’Etf di riferimento), oltre alle commissioni di entrata monstre, che possono giungere fino a un massimo del 5,75%. Nonostante questi numeri il fondo di Templeton rimane tra i più importanti, dimensionalmente, della casa americana.

Tra i prodotti che emergono nell’analisi per una gestione comunque attiva e distante dal benchmark, ma producendo risultati poco esaltanti è il fondo “Mediolanum BB Coupon Strategy Collection S B”. I rendimenti annui di questo fondo nell’ultimo triennio sono risultati nettamente inferiori al portafoglio di Etf, evidenziando un indice Rap negativo elevato e con l’indicatore di persistenza che segnala come i risultati negativi siano diffusi nella storia dello strumento. Inoltre la rischiosità del prodotto è superiore a quella dell’Etf e durante le fasi di mercato negative riesce a fare peggio della strategia di replica passiva del mercato di riferimento. In compenso le commissioni sono Top: spese correnti 3,36%, commissioni di entrata max 5,5% e persino una “performance fee” nel 2015 dell’1,25%. Difficile ottenere risultati positivi per l’investitore se i costi sono di questa entità. La soluzione equiparabile dell’Etf costa appena lo 0,23%.

Tra i fondi che non reggono il confronto con il relativo Etf anche Jpm Global Income Fund D che ha evidenziato performance aggiustate per il rischio inferiori all’Etf e con l’indicatore di persistenza che segnala la continuità dei risultati negativi. Il confronto è stato effettuato considerando la classificazione di Morningstar, ma occorre segnalare come il fondo abbia un benchmark particolare: 30% azioni internazionali, 25% bond corporate, 40% bond high yield in dollari, tutto coperto dal tasso di cambio.

Guardando alle società di gestione domestiche sono confortanti i risultati di Anima Sforzesco A e del Fondo Alleanza Obbligazionario. I risparmiatori devono essere quindi consapevoli che la scelta di un fondo d’investimento non è un problema banale, se non altro per la grande varietà di prodotti che si trova spesso a disposizione sul mercato, anche se in banca tendono a proporre quelli della propria casa d’investimento.

 

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Il dettaglio dei fondi analizzati:

 

Categoria: Bilanciati Prudenti EUR – Globali
Benchmark 25% IS-MSCI World, 75% IS-BarCap Euro Aggregate
IT0003956197 Arca Strategia Globale Crescita
IT0004890684 Pioneer UniCredit Evoluzione Reddito B
IT0003242325 UBI Pramerica Portafoglio Prudente
Categoria: Bilanciati Prudenti EUR
Benchmark 25% DB-MSCI Europe, 75% IS-BarCap Euro Aggregate
IT0000380722 Anima Sforzesco A
IT0003511588 BancoPosta Mix 1
IT0001051934 Fondo Alleanza Obbligazionario
Categoria: Bilanciati Moderati EUR – Globali
Benchmark 50% IS-MSCI World, 50% IS-BarCap Euro Aggregate
LU0404220724 JPM Global Income Fund D (div) – EUR
Categoria: Bilanciati Flessibili EUR – Globali
Benchmark 50% IS-MSCI World, 50% IS-BarCap Euro Aggregate
IE00B3L7LQ33 Mediolanum BB Coupon Strategy Collection S B
Categoria: Bilanciati Moderati USD
Benchmark 50% IS-MSCI World, 50% IS-BarCap US Aggregate
LU0820561818 Allianz Income and Growth AM USD
LU0147395726 BlackRock Global Funds – Global Allocation Fund C2 USD
Categoria: Bilanciati Flessibili EUR
Benchmark 50% DB-MSCI Europe, 50% IS-BarCap Euro Aggregate
IT0000380763 Gestielle Absolute Return
Categoria: Bilanciati Aggressivi USD
Benchmark 75% IS-MSCI World, 25% IS-BarCap US Aggregate
LU0068578508 First Eagle Amundi International Fund Class AU-C Shares
Categoria: Bilanciati Aggressivi EUR
Benchmark 75% DB-MSCI Europe, 25% IS-BarCap Euro Aggregate
LU0499090636 AZ Fund 1 Dividend Premium A-AZ Fund Acc
Categoria: Azionari Europa Large Cap Blend
Benchmark DB-MSCI Europe
LU0119750205 Invesco Funds – Invesco Pan European Structured Equity Fund A Acc
Categoria: Azionari Germania Large Cap
Benchmark LX-DAX
DE0008490962 DWS Deutschland LC
Categoria: Azionari Asia ex Giappone
Benchmark DB-MSCI AC Asia ex Japan TRN
LU0128522157 Templeton Asian Growth Fund A(acc)USD
Categoria: Obbligazionari Corporate EUR
Benchmark IS-Core Euro Corporate Bond
LU0131210360 Parvest Bond Euro Corporate Classic-Capitalisation
LU0113257694 Schroder International Selection Fund EURO Corporate Bond A Acc
Categoria: Obbligazionari High Yield USD
Benchmark IS-iBoxx $ High Yield Corporate Bond
LU0292585030 AXA IM Fixed Income Investment Strategies US Short Duration High Yield F-Cap USD
Categoria: Obbligazionari Lungo Termine EUR
Benchmark LX-EuroMTS 10-15 Y Investment Grade
LU0097116510 Eurizon EasyFund Bd EUR L/T LTE R

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.