I portafogli per investire sulla cura Draghi

Siamo ancora una volta nelle mani di Mario Draghi. Per molti investitori, il presidente della Bce incarna l’ultimo baluardo contro l’emorragia di fiducia e capitali dalle Borse europee. E non stupisce che, dopo i crolli di inizio anno, l’attesa per la prossima riunione del Consiglio direttivo si sia fatta incandescente: se i mercati brinderanno, rassicurati da nuove efficaci misure di stimolo, quello potrebbe essere il giro di boa capace di ridare fiato ai listini europei. In caso contrario, avvertono gli analisti, c’è il rischio di sprofondare in una tendenza ribassista di medio periodo.
Il Corriere Economia ha chiesto a Marcello Rubiu di ipotizzare due differenti portafogli, per cavalcare efficacemente un eventuale recupero e per giocare in difesa.

Una sorpresa positiva implicherebbe uno scenario favorevole per le classi di attivo più rischiose. Il paniere ipotizzato da Rubiu contiene il 41% di componente azionaria: a causa di numerosi elementi di incertezza, dal rallentamento dell’economia globale al prezzo del petrolio, dalla Cina all’ipotesi Brexit, ci si potrebbe accontentare di una stabilizzazione, senza sperare in un rimbalzo. Un terzo del paniere è investito in obbligazioni di buona qualità, con il cash che pesa per il 13.5% e una piccola posizione sui fondi alternativi, che hanno la funzione di stabilizzare il portafoglio, grazie a un andamento decorrelato rispetto alle altre classi di attivo.

La situazione sarebbe molto più complicata se i mercati dovessero giudicare insufficiente la cosiddetta “cura Draghi”. Le azioni dei Paesi sviluppati potrebbero scendere ancora molto e in caso di una vampata improvvisa di avversione al rischio anche gli spread si allargherebbero. Il portafoglio difensivo è costituito da azioni per il 21% e da obbligazioni investment grade per il 37%, con un quota di oro al 5%, che con i tassi negativi può riscattarsi, e il 30% di liquidità.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.