Investire nel mercato o investire nel gestore?

I risparmiatori sanno esattamente in cosa stanno investendo e il perché? Frequentemente non colgono alcuni aspetti salienti. Uno di questi è la scelta che si compie, acquistando un fondo comune, tra investire nel mercato ed investire nel gestore.

Il numero dei risparmiatori rimasti vittime di investimenti sbagliati è piuttosto elevato. Intendiamoci, pure il professionista più blasonato può incappare in alcune scelte errate. Persino Warren Buffett. Quelli capaci, però, riescono ampiamente a compensare con altri strumenti efficaci, rendendo il risultato complessivo di segno positivo.

Si tratta di proprio di diversificare, accettando di limitare i guadagni ma, contestualmente, mettere un argine alle perdite.

Chi ha indirizzato tutti i propri risparmi in obbligazioni subordinate evidentemente non aveva compreso il significato del proprio investimento. Escludendo dal giudizio, ovviamente, coloro che sono stati oggetto di azioni fraudolente.

 

Investire nel mercato

Chi sceglie un singolo strumento, non rappresentante un mercato, presume di avere conoscenze addizionali rispetto a quelle disponibili mediamente in giro, ovvero di essere un professionista della finanza.

Nel caso dei bond subordinati, il risparmiatore sceglieva di investire esponendosi a:

  • Tassi di interesse;
  • Spread medio del mercato corporate;
  • Rischio di credito addizionale dell’emittente del bond subordinato;

Avrebbe potuto esporsi ai primi due punti acquistando un semplice ETF, come ad esempio l’iShares € Aggregate Bond UCITS    ETF (IE00B3DKXQ41). Questo prodotto, caratterizzato dal costo annuo di appena lo 0,25%, consente di investire in oltre 2000 strumenti con un solo “click”.

In questo caso il risparmiatore si sarebbe esposto al mercato obbligazionario nel complesso e avrebbe guadagno benone (+3,35% all’anno) con molti meno rischi.

 

Investire nel gestore e nel mercato 

In alternativa, avrebbe potuto scegliere un fondo che effettua gestione attiva. Questo significa:

  • Esporsi al rischio di mercato nel complesso (come con l’ETF);
  • Esporsi al rischio che il gestore faccia scelte sbagliate;

Scegliere un fondo attivo significa sempre aggiungere quindi un fattore di rischio addizionale. Che può anche determinare un rendimento aggiuntivo.

Questo richiede che il risparmiatore sia in grado di discriminare tra prodotti diversi ma, frequentemente, non basta “scrutare le stelle” per effettuare la scelta ottimale.

Un consulente senza conflitti di interesse potrebbe aiutarvi. La distribuzione della lauta torta commissionale potrebbe privarvi della migliore scelta per voi.

 

Investire nel gestore

Infine, vi sono dei fondi attivi che sono riusciti ad ottenere risultati brillanti, in cui il gestore non si è limitato a “surfare” il mercato.

Un ottimo esempio è GAM Star Credit Opportunities EUR A (IE00B53VBZ63). Questo fondo ha ottenuto risultati molto brillanti negli ultimi anni, superando notevolmente i benchmark di riferimento:

Investire nel mercato o investire nel gestore? L'esempio di GAM Star Credit Opportunities EUR A (IE00B53VBZ63)

Il confronto tra GAM Star Credit Opportunities EUR A (IE00B53VBZ63) e gli ETF rappresentanti i mercati su cui il gestore poteva esporsi.

Il grafico confronta la dinamica del fondo di GAM con quella di un gruppo di ETF, rappresentanti i mercati a cui il gestore poteva esporsi.

Appare evidente come, dalla seconda parte del 2016, il mercato obbligazionario in EURO abbia smesso di offrire soddisfazioni. Nello stesso tempo, il gestore attivo ha ampliato la sua overperformance.

Molto probabilmente ha iniziato ad attuare strategie meno tradizionali ed esporsi molto meno al mercato sottostante.

 

L’importanza della diversificazione

Con fondi di questo tipo la scelta non è tanto sul mercato di specializzazione ma sulla qualità del gestore e sulla vastissima gamma di scelte che può compiere.

La stessa cosa accade quando si deve scegliere un hedge fund. In questo caso ci si affida al ruolo preminente del money manager, che abitualmente possiede un’ampia discrezionalità nelle scelte.

I risparmiatori devono essere consapevoli di questo e scegliere nei loro portafogli quanto dedicare all’esposizione al mercato, attraverso gli ETF, quanto a fondi attivi tradizionali e quanto a strumenti in cui la scommessa è incentrata sul gestore.

Anche questo significa diversificare.

 

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.