Obbligazionari inflation linked: quando i costi azzerano i rendimenti dei fondi

La consueta analisi mensile apparsa sul Sole 24 Ore che ha interessato la categoria dei fondi obbligazionari inflation linked ha evidenziato come le commissioni possono erodere in modo significativo i rendimenti.

Le commissioni addebitate dai fondi dovrebbero essere commisurate con la capacità degli stessi di produrre una corretta remunerazione per gli investitori. Questo aspetto è particolarmente vero in un contesto in cui il rendimento di mercato delle obbligazioni è ridotto ai minimi termini.

L’analisi pubblicata su PLUS ha interessato la categoria dei fondi Obbligazionari Inflation-Linked Globali – EUR Hedged è ha evidenziato come oltre il 90% dei fondi che perseguono questa strategia ha registrato performances peggiori dell’ETF Xtrackers Global Inflation-Linked Bond (coperto dal tasso di cambio).

E’ opportuno ricordare come la presenza della copertura valutaria tende ulteriormente a ridurre i rendimenti ottenibili e quindi si tratta di una scelta non proprio indolore.

La metodologia sviluppata da Norisk SCF di rating dei fondi consiste nel confrontare in modo sistematico la dinamica di un determinato fondo e quella di una strategia in ETF assimilabile, per appurare, considerando il diverso livello di rischio, quale soluzione sia effettivamente preferibile.

Il numero dei fondi in grado di fare meglio dei “cloni”, in modo persistente e si spera più affidabile, sono risultati pari a 2 su 54. E inoltre i due fondi promossi sono classi “low cost”, poco collocate presso i risparmiatori, di strumenti più onerosi che sono stati “bocciati” dalla metodologia.

Nel caso di Pimco Global Advantage Real Return abbiamo ravvisato risultati molto altalenanti peraltro accompagnata da una preoccupante volatilità e dalla carenza di persistenza nei risultati.

Anche Amundi Global Inflation ha evidenziato performances molto negative rispetto all’ETF confrontabile evidenziando anche un’onerosità molto pronunciata (spese correnti 1,75%).

La commissione media di questa categoria di fondi è pari al 1,06% ma l’ETF comparabile addebita appena lo 0,25 all’anno e frequentemente va meglio dei prodotti attivi.

Dalla nostra analisi emerge come se il rendimento conseguibile su un determinato mercato è troppo contenuto allora diventa determinante contenere l’onerosità al minimo.

 

 

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.

La società aderisce all'Arbitro delle Controversie Finanziarie (ACF)