Obbligazione Creval, quando i costi sono “altri”

L’attenzione nei confronti delle banche sul mercato rimane molto elevata, a causa delle difficoltà dei due istituti veneti (Pop Vicenza e Veneto Banca). Le banche stanno continuando a privilegiare la raccolta presso la Bce rispetto all’emissione di bond. I titoli offerti sul mercato risultano quindi esigui, sia per numero che per ammontare proposto. Abbiamo analizzato una obbligazione Creval in collocamento, di durata triennale e tasso fisso.

Creval, dopo essersi aggiudicato un miliardo di fondi a basso costo contribuendo a stabilizzare il funding, sta collocando un bond (IT0005245995) di durata triennale e a reddito fisso, che riconosce cedole annue pari all’1%, pagate con frequenza semestrale.

Il Creval ha superato gli esami Srep di Bankitalia, superando le soglie minime previste dall’autorità di vigilanza. È tuttavia considerato dalle agenzie di rating come emittente speculativo, caratterizzato da un profilo di rischio significativo.

Il polso sul titolo può essere offerto dalla dinamica del prezzo dell’azione. Nella prima parte del 2017 ha continuato a sottoperformare l’indice bancario italiano, -7,5% rispetto a +6,5%.

Il bond offerto dall’istituto valtellinese riconosce appena l’1% annuo, prospettando un rendimento inferiore a quanto rinvenibile sul mercato secondario optando per il medesimo emittente. Il motivo di questa scarsa redditività risiede nella presenza di costi davvero ingenti (2,91%).

Nel prospetto, il Credito Valtellinese dichiara l’assenza di commissioni di collocamento e classifica tali oneri come “altri”. Al lettore sicuramente sfuggirà cosa possa costare lo 0,97% all’anno, quando la sua remunerazione è solo leggermente superiore (1%).

 

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I punti di forza:
  • La durata del prestito è abbastanza contenuta, 3 anni;
  • Il cambio di statuto indurrà il management a gestire l’istituto in modo più efficiente ed attento alle istanze dei soci;
  • L’istituto presenta un livello di patrimonializzazione superiore a quanto richiesto dalla BCE anche nell’ultimo calcolo;
I punti di debolezza:
  • L’emissione prevede costi imprecisati pari allo 0.97% annuo del nozionale raccolto, un ammontare quasi pari al rendimento riconosciuto all’investitore;
  • L’emittente è considerato speculativo dalle agenzie di rating e la qualità dell’attivo ha sofferto per la persistente crisi economica;
  • Lo stock di crediti deteriorati netti, 18.1% sul totale, non è contenuto e maggiore di quello di “sistema”.

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.