L’oil vola ma con gli ETF a leva il lettore perde quasi tutto

Gli ETF a leva permettono di amplificare la performance di un indice ma il loro funzionamento è più complicato di quello che può apparire. Lo ha sperimentato sulla sua pelle un lettore di Plus24, che ha investito in due ETF a leva sul petrolio trovandosi ingenti perdite in portafoglio, nonostante un andamento della materia prima soddisfacente. Abbiamo risposto al suo quesito in merito al funzionamento di questi prodotti.

Egli chiede: “Ho in portafoglio un controvalore iniziale di 50mila€ circa su due ETF a leva (Codici Isin JE00BDD9Q840 e IE00B7ZQC614). Nei primi mesi il prezzo di mercato era abbastanza correlato al valore del Brent e del petrolio con effetto leva. Poi, dal 2016, i prezzi degli ETF si sono appiattiti e non hanno sfruttato minimamente il rimbalzo da 28 a 54 del petrolio. Secondo me dovevano almeno ritornare sui prezzi originari. Invece oggi uno quota mestamente 0,70 centesimi dai 103 euro del 2014. Come è possibile? Conviene venderli subendo la perdita o ci sono prospettive di ripresa correlata alla commodities?

Il lettore ha investito in due Exchange-Traded Commodity (ETC). Si tratta di strumenti che consentono di replicare degli indici di materie prime alla stessa stregua degli ETF.

L’ETFs 2X Daily Long Wti Crude Oil (JE00BDD9Q840) consente di replicare l’indice Bloomberg Wti Crude Oil Subindex TR con una leva finanziaria pari a 2.  Ciò significa che lo strumento amplifica la performance giornaliera dell’indice per un ammontare pari al 200%. Se l’indice registra un rendimento del 2%, l’ETC dovrebbe registrare un incremento del 4%.

Il Boost Wti Oil 3x Leverage Daily (IE00B7ZQC614), invece, dovrebbe rispecchiare i rendimenti giornalieri dell’indice Nasdaq Commodity Crude Oil Er. La leva finanziaria è del 300%.

Cosa ha determinato questa discrepanza? Diversi fattori. Cominciamo con il più rilevante. Il lettore non investe in barili di petrolio fisici ma in uno strumento che replica un indice di futures su Wti. I futures hanno scadenze piuttosto ravvicinate e devono essere man mano sostituiti (rolling). Nel caso del petrolio, frequentemente, i prezzi dei derivati in scadenza si avvicinano a prezzi correnti (spot) che sono inferiori a quelli futures da acquistare (effetto contango).

In pratica, l’investitore nel petrolio via futures registra frequentemente perdite anche in circostanze di rialzo del prezzo del greggio. Per esempio il prezzo spot del Wti è attualmente pari a 50,79 dollari, mentre il future consegna settembre 2017 vale 52,05 dollari. L’entità di questo effetto contango dipende dalle condizioni di mercato.

Un secondo fattore da considerare è quello del “compounding”. Esso deriva dal funzionamento degli strumenti che replicano la performance di un sottostante per orizzonti temporali superiori ad un giorno. Questa particolarità di funzionamento può determinare effetti positivi oppure negativi. Dipende dal percorso che compie il prezzo del sottostante nel tempo.

Il “compounding” influenza gli strumenti “short” e quelli che presentano una leva finanziaria. Più aumenta la leva e il periodo di detenzione dello strumento più è possibile assistere al disallineamento tra dinamica degli “spot” e degli ETC in questione.

Consigliamo di informarsi adeguatamente prima di investire in questi prodotti. Gli ETF  a leva sono prodotti complessi e consigliabili ad investitori esperti e propensi al rischio, che siano in grado di comprendere gli evidenti limiti di utilizzo.

Questi strumenti sono ottimali per un orizzonte temporale molto contenuto. Non sono idonei per strategie di medio-lungo periodo. Il nostro consiglio è sfruttare i rimbalzi del mercato per ridurre l’esposizione ed utilizzare ferrei “stop loss” con strumenti di questo tipo.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.