Un portafoglio ETF a rischio medio e orizzonte 30 anni

I dati sull’occupazione americana, le minute della Federal Reserve, la Cina, il petrolio, gli ultimi sondaggi su Brexit e le banche a Piazza Affari. Chi ogni giorno ascolta il battito dei mercati, inseguendo le notizie e i movimenti, spesso gonfiati dalla reazione ipertrofica delle borse, rischia di perdere la bussola. Se il viaggio è molto lungo, invece, conviene fissare le coordinate e tenere la rotta, cercando di resistere alle perturbazioni che si incontrano durante la navigazione. Abbiamo costruito, per il Corriere Economia, un portafoglio ETF diversificato a rischio medio, adatto idealmente ad un 40enne con orizzonte di investimento trentennale.

Come si costruisce un portafoglio a lunga scadenza, in grado di mantenersi coerente con gli obiettivi iniziali per un periodo molto dilatato, fino a qualche decennio? Una filosofia che ricorda per certi versi quella applicata con successo da Warren Buffett, in guru di Wall Street famoso per le sue scommesse di lungo termine. Analizzando il mercato dal 1900 ad oggi si osserva che la combinazione 70% azioni e 30% obbligazioni è quella che, statisticamente, ha offerto il miglior ritorno possibile, nell’ipotesi di ridurre al minimo le probabilità di conseguire un rendimento reale negativo.

Analizzando però un periodo più limitato, gli ultimi 15 anni, le considerazioni cambiano e non di poco. Dal 2000 ad oggi l’oro ha reso più di ogni altra classe di attivo, l’8.7% all’anno in termini nominali, mentre un paniere di Titoli di Stato italiani, come ad esempio l’EuroMTS Italy Btp ex-Bankit, replicato da un ETF di Deutsche Bank (db x-trackers II MTS Ex-Bank of Italy BTP UCITS ETF, ISIN LU0613540185), il 5.6% medio. Le azioni globali, rappresentate dal MSCI World, si sono fermate al 2% all’anno, poco più dell’inflazione media registrata nel periodo.

All’inizio del 2000 i mercati azionari erano vicini ai massimi storici e anche offi, del resto, le valutazioni non sono a buon mercato, specialmente se si guardano gli Stati Uniti. Anche le obbligazioni di buona qualità rendono pochissimo, solo lo 0.5% nell’area Euro, a fronte di una durata finanziaria media di 6.6 anni, mentre il Btp trentennale rende il 2.6%.

Questo scenario induce gli investitori ad assumersi rischi eccessivi e non adeguatamente remunerati. Oggi l’approccio tattico prevale sulle strategie di lungo termine e un portafoglio di rischio medio, costruito su un orizzonte trentennale, dovrebbe avere un’esposizione azionaria prossima al 50%. Da costruire, però, con investimenti graduali fino alla prossima recessione ed effettuando acquisti significativi nelle fasi di forte correzione; il peso dell’equity potrebbe salire a quota 50% solo nel momento in cui l’indice globale dovesse trovarsi ad un livello inferiore di almeno il 35% rispetto ai valori attuali. Avvicinandosi a scadenza del piano di investimento, poi, bisognerebbe ridurre gradualmente il rischio.

 

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Il portafoglio ipotizzato

 

Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.