Possessore di Tango bond chiede lumi sui rimborsi

“Mi potete confermare a quale categorie di soggetti sono stati rimborsati i tango bond argentini acquistati nel 1999, oltre che a coloro che hanno aderito alla TFA? In particolare, coloro che erano ancora possessori dei bond nel gennaio 2016, pur avendo in corso giudizi legali contro le banche italiane, sono stati rimborsati?”

Lo scorso aprile la Task Force Argentina (TFA), promossa dalle banche italiane, ha stipulato un accordo con la Repubblica Argentina. Esso prevedeva il pagamento in denaro ai risparmiatori di un importo pari al 150% del valore nominale delle obbligazioni oggetto dell’arbitrato. Con questo accordo, tutte le categorie di risparmiatori che avevano investito nei tango bond hanno visto chiudersi le proprie traversie giudiziarie.

Con l’approvazione da parte del congresso argentino dell’accordo tra il governo sudamericano e gli hedge fund statunitensi, infatti, è stata sbloccata anche la situazione di coloro i quali non avevano aderito ai due concambi del 2005 e del 2010 e con la revoca dell’impedimento giuridico il governo argentino ha potuto pagare le cedole anche a coloro i quali avevano accettato la ristrutturazione del debito in passato. Esse, infatti, erano state congelate in seguito alla dichiarazione di default del 2014.

Per aderire a questi accordi, i risparmiatori avrebbero dovuto compilare e inviare i moduli necessari entro 120 giorni dal 5 aprile, come precisato dal sito del Governo argentino. Chi ha aderito alla TFA o a un’associazione dei consumatori sarà stato informato di tale necessità, mentre chi non si è mosso potrebbe non esserne venuto a conoscenza. In tal caso varrebbe la pena informarsi a proposito di un’eventuale proroga di 150 giorni che il Governo argentino avrebbe potuto concedere.

Molti risparmiatori, inoltre, hanno intrapreso le vie legali nei confronti degli intermediari che hanno collocato loro i titoli, ottenendo talvolta risultati anche piuttosto soddisfacenti. In diverse occasioni, infatti, i Tribunali hanno ritenuto le banche responsabili di non aver fornito un’adeguata informazione circa i rischi dell’investimento, o anche di aver dato corso a un ordine ricevuto da un cliente non professionale, pur in seguito alla segnalazione dell’inadeguatezza e dell’eccessiva rischiosità dell’investimento.

In conclusione, per quanto riguarda l’acquisto dei bond argentini è stata trovata una soluzione, più o meno conveniente, per tutte le categorie di investitori. Essi, tuttavia, per accettare l’accordo devono aver fornito i documenti necessari entro le date stabilite.

Per quanto riguarda l’aspetto legale ed, eventualmente, il periodo di proroga per l’accettazione dell’accordo, invece, è opportuno approfondire presso un professionista del settore o una delle numerose associazioni dei consumatori. È importante che gli investitori che ricadono in questa fattispecie, al più presto, compilino la documentazione richiesta dal governo argentino: http://www.economia.gob.ar/instrucciones-para-la-participacion-en-la-propuesta-preliminar-argentina/.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.