Lo scandalo Volkswagen e i rischi di puntare su singoli titoli

Un evento imponderabile in grado di destabilizzare i portafogli dei risparmiatori e che rilancia a gran forza il principio della diversificazione. Marcello Rubiu, partner di Norisk, ha illustrato per il Sole24Ore come lo scandalo Volkswagen abbia influenzato i principali indici europei e come, quindi, sia necessario sviluppare strategie adeguatamente diversificate al fine di prevenire queste tipologie di eventi.

Quanto accaduto al titolo Volkswagen, in caduta libera (è arrivata a perdere il 40%) da metà settembre sull’onda dello scandalo emissioni, evidenzia ancora una volta l’imprevedibilità dei mercati e i rischi connessi a investire in singoli titoli azionari. Anche se stiamo parlando di azioni a grande capitalizzazione, che fanno utili e sono solidi finanziariamente. Oltretutto nei cinque anni precedenti il marzo 2015 (mese del massimo del titolo) la casa tedesca aveva registrato performance annue superiori al settore di appartenenza e doppi rispetto al Dax e Europe 600.

La letteratura finanziaria ha più volte studiato e dimostrato che scegliere i titoli che faranno meglio del mercato è un compito davvero arduo. Le perdite di valore possono scaturire da notizie ed elementi non conosciuti al momento dell’investimento e spesso nemmeno prevedibili. Cambi normativi e regolamentari possono penalizzare in modo severo singoli titoli e comparti merceologici. Non consigliamo mai di base l’acquisto di singoli titoli azionari od obbligazionari almeno che non ci siano esigenze specifiche di recuperare minusvalenze, visto che l’operazione non può essere realizzata con fondi o Etf. Se un investitore vuole puntare su singoli titoli, è bene che siano azioni non correlate tra di loro.

Anche la scelta di Etf o fondi settoriali, come evidenzia il caso Vw, attenua sicuramente i rischi, ma non impedisce di evitare perdite. La società automobilistica ha raggiunto il massimo dell’anno il 16 marzo scorso per poi intraprendere una pesante discesa sfociata nel recente crollo. Da allora il titolo ha perso quasi il 61%, rispetto a -33% dell’Etf di iShares sul comparto automobilistico. Per il retail quindi il nostro consiglio è di puntare su strumenti che investono in macro aree come Eurozona, Stati Uniti, Emergenti, proprio per diversificare al massimo. Il titolo Volkswagen pesava circa il 4% prima del crollo e quindi l’impatto sul Dax è stato abbastanza marginale: un effetto simile si è avuto per quanto riguarda l’Eurostoxx 50.

In passato ci sono stati altri casi eclatanti a livello internazionale come British Petroleum (Bp). La società petrolifera, una delle più importanti al mondo, è stata accusata di disastro ambientale nell’aprile del 2010 registrando nei due mesi successivi una discesa dei corsi prossima al 50%, mentre l’indice settoriale aveva subìto un calo del 10%. Sempre in campo petrolifero in Italia spicca il caso Saipem. La società italiana attiva nella realizzazione di infrastrutture oil&gas era arrivata a scambiare in Borsa quasi a 40€ per azione nel settembre del 2012. Da allora il titolo è arrivato a perdere oltre l’80%. La società pesava il 5,25% nel Ftse Mib e adesso appena lo 0,6%».

Concludendo, è opportuno sviluppare strategie di portafoglio debitamente diversificate e allineate al proprio profilo di rischio prevedendo l’utilizzo di Etf e dei fondi. L’investimento in singoli titoli deve essere contenuto e motivato da una approfondita analisi per appurare la rischiosità.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.