Strategie post Brexit, cosa modificare?

A due settimane dal referendum che ha decretato la Brexit, si delinea con maggiore chiarezza l’orientamento dei mercati finanziari. Abbiamo risposto alla domanda di un lettore, interessato a sapere se si fossero rivelati efficaci i consigli che avevamo fornito prima della votazione e quali strategie post Brexit si possano ora implementare. Il lettore chiede: “Sono un dirigente sposato con due figli minori. Devo riconoscere che non credevo che Londra potesse dire addio all’Unione Europea. Quindi non ho avuto la lungimiranza di chi ha modificato i suoi portafogli in maniera tattica prima del referendum. Mi riferisco in particolare al lettore che vi ha scritto e a cui ha risposto il giornale consigliando (la settimana prima del referendum) alcuni titoli o settori dove rifugiarsi. Bene oggi vi chiedo se mi sapete dire come è andata a finire e soprattutto se sapete dirmi se tali asset restano ancora validi o se, ora che abbiamo incassato il colpo, la situazione dovrebbe restare stazionaria e al limite migliorare. Ci sono occasioni secondo voi soprattutto in Italia?”

Brexit in realtà è come se avesse aperto il vaso di Pandora. Improvvisamente sono riemerse tutte le fragilità del sistema finanziario e dell’economia globale. Per questo purtroppo giocare in difesa è ancora una tattica valida. I rischi politici in Europa sono fortemente aumentati e il focus dell’attenzione sono le elezioni in Francia il prossimo anno. La vittoria del Fronte significherebbe la fine di Europa e Eurozona in un colpo solo. Oltre ovviamente alle elezioni negli States. Solamente una ripresa economica significativa in Europa e globale può contenere il rischio di eventi estremi.

Brexit si è concretizzata e quello che ci aspetta è una recessione nei prossimi 12 mesi negli Stati Uniti e un rallentamento significativo in Europa nella seconda parte dell’anno. Le buone notizie rimangono confinate nel mondo dei tassi, che rimarranno vicini allo zero per un periodo più lungo del previsto con grande gioia dei titoli finanziari. È quindi nostro consiglio di mantenere un approccio cauto sul rischio e non superare il 50% di budget.

Vale la pena di diversificare i propri portafogli e mantenere una parte difensiva, su strumenti tipo quelli già consigliati. Bisogna poi prestare attenzione al dollaro. Una sua corsa sotto 1,10 farebbe tornare di attualità i problemi dei Paesi Emergenti e della Cina oltre indebolire l’economia Usa. Sul mercato italiano sconsigliamo ai risparmiatori di investire su singoli titoli e di preferire l’investimento in ETF o al massimo in fondi, ma solo quelli che hanno fatto meglio del relativo ETF. L’Italia pesa poco a livello globale, meglio evitare di sovraesporsi, al momento.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.