Tassazione Tango bond, 12.5% anche sulle plusvalenze

I famosi Tango bond, i Titoli di Stato argentini, sono stati per lungo tempo fonte di sofferenza per numerosi investitori italiani. Ora che la vicenda è pressoché giunta a termine, abbiamo risposto alla lettera di un investitore, in merito alla tassazione dei rimborsi ottenuti. Il lettore scrive: “Sono un ex detentore bond argentini liquidato secondo l’accordo tra lo Stato argentino ed l’associazione Tfa, a cui ho aderito. La mia banca mi ha trattenuto il capital gain dell’operazione calcolando il 26% sulle plusvalenze. Ritengo che tale operazione non dovesse essere fatta perché non c’è una compravendita di titoli con plusvalenze realizzate (operazione finanziaria) ma un accordo tra le parti interessate a risolvere una situazione debitoria dello Stato. Si tratta a mio avviso di un’operazione legale e non finanziaria.”

Lo scorso 21 aprile la Task Force Argentina (Tfa), promossa dalle banche italiane, ha stipulato un accordo con la Repubblica Argentina, che prevedeva il pagamento in denaro ai risparmiatori di un importo pari al 150% del valore nominale delle obbligazioni oggetto dell’arbitrato. A fronte della restituzione delle obbligazioni in possesso degli investitori italiani allo Stato emittente, quindi, essi avrebbero ricevuto una somma che è la restituzione del capitale investito più una maggiorazione. La Tfa, rappresentante oltre 50mila investitori italiani, aveva chiesto una cifra ben superiore come risarcimento ma l’ammontare ottenuto ha comunque consentito ai risparmiatori di ottenere un rendimento lordo del 2,74%.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 30/E del 28 giugno 2016, fa chiarezza in merito al trattamento fiscale: considerando il fatto che, nonostante la dichiarazione di moratoria dei titoli, l’investimento abbia prodotto un rendimento positivo per gli originari sottoscrittori, le somme corrisposte dalla Repubblica Argentina in cambio dell’annullamento dei titoli per effetto del rimborso costituiscono reddito diverso di natura finanziaria, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter.

Esse generano una plusvalenza imponibile, costituita dalla differenza tra la somma rimborsata ed il valore di acquisto del titolo, soggetta all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e, trattandosi di redditi derivanti “da obbligazioni white list”, i redditi in esame sono soggetti ad una tassazione con imposta sostitutiva del 12,5%. Al contrario di quanto affermato dal lettore, quindi, si tratta della realizzazione di una plusvalenza finanziaria e va quindi tassata di conseguenza ma appare scorretto il regime del 26% applicato dall’intermediario.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.