Gli ETF battono il fondo UBI Income Opportunities del lettore

Il fondo UBI Income Opportunities A (LU1238255605) è stato lanciato a luglio 2015 ed ha accumulato circa 850mln€ di asset in gestione. Un lettore di Plus24, settimanale de Il Sole24Ore, ci ha chiesto un parere su di esso: “Vi chiedo quali rischi corro con il fondo Ubi-Income Opportunities Classe A eur, della durata di 5 anni dal 22 luglio 2015 al 21 luglio 2020”.

Il fondo Ubi Income Opportunities A (codice Isin LU1238255605) è stato lanciato a luglio del 2015 e quindi il lettore vi ha investito fin dal principio. Prima ancora di entrare nel merito della qualità del prodotto, è fondamentale sottolineare come sia sempre da evitare l’investimento in un fondo di recente creazione, del quale non si dispone di una serie storica sufficiente ad effettuare le adeguate analisi. Il lettore, quindi, ha investito “a scatola chiusa” in un prodotto in fase di emissione e, come vedremo, i risultati non lo hanno finora premiato.

Il fondo, 850 milioni di euro di asset in gestione, non dichiara alcun benchmark e non presenta particolari vincoli in termini prodotti, esposizione geografica e valutaria; il paniere risultante è funzione di una strategia basata su regole di volatilità target.

Viene classificato nella categoria «bilanciati flessibili Euro –Globali», replicabile attraverso una strategia in ETF costituita al 50% da un prodotto replicante l’indice Msci World e al 50% da uno replicante il Barclays Euro Aggregate.

Dal prospetto di Ubi si rilevano commissioni di avviamento fino al 2,6%, nessuna commissione di sottoscrizione, commissioni di rimborso determinate in funzione del periodo di detenzione del fondo e spese correnti dell’1.65%; a queste vanno infine aggiunte le commissioni di performance, 10% del rendimento positivo con l’high water mark assoluto. Per avere un termine di paragone, replicare la strategia di investimento con due ETF sarebbe invece costato lo 0,19% annuo, a cui sommare i costi di intermediazione, molto contenuti per i principali intermediari online (per esempio 5 euro ad operazione per Directa).

Data la recente emissione del fondo non è possibile effettuare analisi statisticamente significative ma è possibile comunque rilevare che esso, dal 22 luglio 2015, ha perso il 7% net total return, mentre la paragonabile strategia in ETF avrebbe consentito un guadagno del 4,2%.

Applicando la metodologia Rap, ovvero valutando le performance del fondo se avesse avuto lo stesso livello di rischio della strategia in ETF, si ottiene che, investendo 10mila euro il 22 luglio 2015 nel fondo, si sarebbero ottenuti 8.831 euro, mentre con la strategia in ETF 10.374 euro. Il confronto, quindi, risulta totalmente impietoso nei confronti del fondo.

Non siamo in grado, ovviamente, di predire i risultati futuri dell’Oicvm ma è ragionevole affermare che appare difficile che, nei prossimi anni, esso possa recuperare quanto perso rispetto al benchmark in ETF e mostrare rendimenti complessivamente superiori, anche considerando le varie commissioni presenti.

 

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Marcello Rubiu

Marcello Rubiu

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.