2014, i migliori e peggiori ETF

2014, i migliori e peggiori ETF

L’anno appena trascorso ha regalato discrete soddisfazioni agli investitori globali, nonostante l’economia reale abbia, ancora una volta, deluso le aspettative e si siano palesate minacce anche rilevanti dal virus Ebola e dalla politica espansionistica di Putin. Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it) abbiamo analizzato il 2014 dei mercati, evidenziando i migliori e peggiori ETF per le diverse categorie, quali prodotti azionari, obbligazionari e su specifici temi d’investimento.

Il 2014 avrebbe dovuto essere, secondo le previsioni stilate all’inizio dello scorso anno, un periodo di riscatto e di accelerazione dopo un 2013 piuttosto negativo. Con il trascorrere dell’anno, però, le stime sull’attività economica sono state riviste progressivamente al ribasso e se ad inizio anno ci si attendeva un incremento del PIL mondiale attorno al 4%, ad ottobre il fondo monetario prevedeva un più timido 3.3%. Gli USA hanno mantenuto le aspettative formulate all’inizio dello scorso anno, mentre le delusioni sono arrivate dalla solita zona Euro e dai Paesi Emergenti, che stanno viaggiando a metà della velocità del 2007.

I listini degli USA sono risultati anche tra i più brillanti, registrando un nuovo anno a doppia cifra, ma i fondamentali delle imprese hanno visto un’evoluzione meno esaltante: gli utili per azione dell’indice S&P 500, considerando solamente quelli della gestione operativa, sono cresciuti di circa il 5% durante il 2014, scendendo per la prima volta sotto la “doppia cifra” se si considera il periodo successivo alla crisi del 2008.

Il riscatto della zona Euro, invece, appare ancora lontano e l’anno appena iniziato sembra delineare più rischi dello scorso, tutti riconducibili alla variabile politica e dal comportamento deludente della classe istituzionale.

Sul fronte degli Emergenti, se quelli asiatici hanno ben performato in borsa, non altrettanto si può dire delle relative imprese dal punto di vista gestionale: nel complesso ricavi e utili sono cresciuti davvero al rallentatore e durante il 2015 gli investitori cercheranno conferme sulla possibile svolta, dopo aver scommesso su un miglioramento del contesto.

Il declino delle commodity, se si confermerà, potrà delineare i nuovi vincitori e, in particolare, confermare quelli dell’anno precedente, ovvero i Paesi ed i settori utilizzatori di materie prime rispetto a coloro che le producono.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.