Acque Potabili, l’azionista è rimasto a bocca asciutta

Acque Potabili, l’azionista è rimasto a bocca asciutta

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di un azionista della società ex Acque Potabili. Il lettore chiede: “Posseggo 2.120 titoli della società ex Acque Potabili che da quanto ho capito è uscita dalle contrattazioni di Borsa. Pare che sia stata organizzata anche un’Opa della quale non sono stato informato. Ho dato mandato alla mia banca di liquidazione totale del titolo, per recuperare qualcosa, ma mi dicono che non esistono scambi e il titolo al momento vale zero. A chi posso rivolgermi per fare valere i miei diritti?”

La società azionaria per la condotta di Acque Potabili, o in breve Acque Potabili Spa, è una società attiva da oltre 150 anni. Venne costituita nel 1852, con l’obiettivo di distribuire l’acqua inizialmente a Torino. Poi l’operatività si estese prima nelle zone limitrofe e poi a livello nazionale e, nel 1965, venne quotata alla Borsa di Milano.

Nel 2014, Acque Potabili è stata oggetto di un’offerta pubblica di acquisto effettuata da Sviluppo Idrico, il cui capitale è detenuto in parti uguali da Iag, o Iren Acqua e Gas, e Smat, Società Metropolitana Acque Torino. In seguito al completamento dell’offerta, nel gennaio di quest’anno, Acque Potabili è stata fusa, per incorporazione, in Sviluppo Idrico e le sue azioni sono state tolte dalla negoziazione, facendo registrare un ultimo prezzo pari a 0,86 euro. Le azioni di Acque Potabili sono state annullate e concambiate, nella misura di 0,212 azioni di Sviluppo Idrico per ognuna di Acque Potabili e, a servizio del concambio, è stato effettuato un aumento di capitale.

Il lettore, quindi, si trova in possesso di azioni di una società tutt’oggi operativa, che però potrebbero avere un valore contenuto. Come egli stesso ha già constatato, non vi sono scambi su tale titolo e, per quanto possano essere vendute ad altri privati, si può immaginare che sia difficile trovare un investitore desideroso di acquistare titoli di una “non quotata”. Considerando che non dovrebbero esser stati lesi i diritti del risparmiatore e che, quindi, non vi siano autorità a cui appellarsi, rimane come unica alternativa l’eventualità di cederle a Sviluppo Idrico stesso.

Tenendo presente le notizie riportate, il valore dei titoli da vendere appare piuttosto contenuto e a ciò bisogna aggiungere che l’azionista non avrebbe pressoché alcun potere in fase di negoziazione con la società, anche qualora riuscisse a trovarne la disponibilità ad effettuare la compravendita; l’azionista quindi spunterebbe, eventualmente, un prezzo molto inferiore al valore delle azioni.

Se si considera infine che, come annunciato ad aprile, Acque Potabili potrebbe distribuire ai soci un dividendo straordinario in seguito alla cessione di alcuni rami d’azienda, non sembra così opportuno procedere ora alla dismissione dei titoli a un prezzo svantaggioso.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.