Azionisti della Banca Etruria cercano novità

Azionisti della Banca Etruria cercano novità

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di due lettori  in merito alla situazione di Banca Etruria e alla possibilità di recuperare una parte di quanto investito.
Il primo lettore si chiede: “Nessuno più parla della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio da quando nello scorso mese di febbraio fu commissariata e quindi sospesa da ogni contrattazione. Non essendo esperto di finanza mi sono sempre attenuto ai consigli di presunti esperti e ho sottoscritto ben due aumenti di capitale, risultando col senno di poi, assurdamente onerosi e ben lontani dall’ultima quotazione. A maggio 2005 pagai 8,2€ per azione e a maggio 2008 3€ per azione. In seguito ho mediato più volte il prezzo soprattutto quando iniziarono a circolare voci sulla possibile acquisizione da parte della Popolare di Vicenza, ma nonostante questa stesse per concretizzarsi al prezzo di 1€ per azione, inspiegabilmente gli amministratori dell’Etruria fecero recedere la dirigenza di questa banca dal proseguire nella trattativa. Com’è possibile che il presidente della Popolare di Vicenza, sebbene avesse fatto attenti controlli, abbia poi formulato una siffatta valutazione ? Esistono atti e delibere illecite che abbiano portato ad un simile dissesto finanziario e patrimoniale così come rilevato dagli ispettori della Banca d’Italia? Vi sono speranze di recuperare almeno in parte questo “sciagurato” investimento ?”
A questa mail si aggiunge: “Sono un correntista ma anche azionista e obbligazionista della Banca dell’Etruria. Vi scrivo questo sfogo per sapere cosa mi potrà capitare nei prossimi mesi in relazione alle vicende che coinvolgono la banca dove ho investito, con totale fiducia, buona parte dei miei risparmi di artigiano del settore orafo. Forse avrei fatto meglio a investire tutto in lingotti! Depositati però in una cassetta di sicurezza presso un’altra banca.”

Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, conosciuta principalmente come Banca Etruria, è un istituto di credito con sede ad Arezzo e attivo prevalentemente nel Centro Italia. Lo scorso febbraio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha posto Banca Etruria in amministrazione straordinaria, sciogliendo gli organi con funzione di amministrazione e controllo; Banca d’Italia ha avviato la procedura in seguito alle prime risultanze degli accertamenti ispettivi, che avevano fatto emergere gravi perdite del patrimonio, per un complessivo debito di 52mln€. In seguito a tale procedura, le azioni dell’istituto sono state sospese a tempo indeterminato dalle negoziazioni su Borsa Italiana; tali titoli, però, non sono stati successivamente delistati e risultano tuttora in stato di sospensione.

Recentemente, il Fondo Interbancario per la tutela dei depositi sta valutando la possibilità di intervenire per salvare, oltre a Banca Etruria, anche le altre due principali banche italiane in crisi, ovvero Banca Marche e Carife. Per fare questo, si pensa alla creazione di una holding finanziata dalle altre banche italiane con un aumento di capitale di 1,5 miliardi di euro, a cui potrebbero aggiungersi i possessori delle obbligazioni subordinate delle tre banche in questione, per un valore di circa 700 milioni di euro. L’obiettivo è di chiudere l’operazione entro la fine del 2015 in quanto, dal 2016, entrerà in vigore la nuova normativa europea sui salvataggi degli istituti bancari, che coinvolgerà anche gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche, attraverso il cosiddetto bail in. Gli sforzi delle Autorità di Vigilanza e del comparto bancario nazionale sono focalizzati sul mantenere operativi gli istituti in difficoltà, in modo da evitare penalizzazioni agli obbligazionisti senior e ai correntisti con risparmi superiori ai 100mila euro e contenere le perdite di coloro che hanno investito nel capitale di rischio.

La posizione degli investitori azionari in Banca Etruria è purtroppo compromessa, i titoli non sono liquidabili e vi sono scarse possibilità di recuperare parte di quanto investito, soprattutto se avvenuto a prezzi molto distanti da quelli rilevati all’inizio dell’anno. Non siamo in grado di individuare possibili illeciti e responsabilità che hanno portato alla situazione di dissesto finanziario ma, alla luce della situazione attuale, la scelta della Popolare di Vicenza non può che dirsi opinata e fortunata.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.