Basta reddito fisso?

Basta reddito fisso?

Il reddito fisso di ogni segmento e valuta ha ottenuto risultati importanti nel 2012, portando in basso i premi al rischio corporate, verso i minimi degli ultimi 10 anni.

Le obbligazioni “spazzatura”

Nel corso del 2013 uno dei temi d’investimento supportati da quasi tutti gli “strategist” riguarda la “grande rotazione” del portafoglio da strumenti a reddito fisso verso azioni.

Nonostante i rialzi a doppia cifra di gran parte dei mercati azionari nel corso del 2012, ottenuti principalmente grazie agli interventi delle principali banche centrali del mondo nel secondo semestre, molti vedono possibili ulteriori riduzioni del premio al rischio dei mercati azionari. Se la crescita in molte economie è prevista asfittica per il 2013, il principale argomento a supporto dell’equity è da ricercare nel calo dei rendimenti del reddito fisso.

Nell’anno appena passato difatti tutti i settori del reddito fisso hanno vissuto una stagione di importanti rialzi, portando il rendimento a scadenza dei mercati a reddito fisso vicino ai minimi degli ultimi dieci anni. L’indice Markit iBoxx Global Developed Markets Liquid High Yield, sul quale è quotato un ETF a Londra, rappresenta il mercato dei junk bond di paesi sviluppati a livello globale: si tratta delle obbligazioni “spazzatura”, le più rischiose emesse dai peggiori prenditori di risorse finanziarie. Oggi l’indice è arrivato ad avere un rendimento a scadenza del 5,4% con una duration di 4,5. Allo stesso modo le sole emissioni in dollari hanno un rendimento a scadenza di appena il 5,8% su 5 anni. Basti osservare come durante l’apice della crisi lo yield arrivò al 23%, con una mediana dell’8% negli ultimi 10 anni.

Oltre alle emissioni globali ed in dollari ci sono anche ETF su indici high yield in euro, che nell’ultimo anno hanno avuto rialzi ancora più importanti fino al 25%. Oggi l’indice ha uno yield del 5% con una duration di appena 3,3 ed un flusso cedolare del 6,6%.

Il segmento dei corporate investment grade allo stesso modo ha visto i rendimenti a scadenza chiudersi ulteriormente, sempre come conseguenza “dell’inflazione di attivi” pilotata dalle banche centrali. L’indice globale Barclays Global Aggregate Corporate Bond ha uno yield del 2,5% questa volta con duration più elevate 6 anni, esponendo l’indice a rischi di tasso non irrilevanti. L’indice in dollari rende il 2,7% (6,7 duration) quando all’apice della crisi raggiunge il 7-8%.

I governativi, che rappresentano la seconda parte importante per valutare l’attrattività degli investimenti in reddito fisso a “spread”, hanno da tempo raggiunto rendimenti pressoché nulli, anche se nel corso del 2012 il miglioramento continuo dei “periferici” ha fatto registrare buone performance. Oggi sui governativi sono maggiori i rischi di incassare perdite, a fronte ad esempio di uno yield dell’1,3% sull’indice “global” 1-3 anni o dell’1,8% su scadenze elevate come il 7-10 anni.

Volendosi spostare geograficamente verso i paesi emergenti, da poco è stato quotato un ETF corporate che offre un rendimento del 3,8% con 5,8 di duration. In questo caso, per gli indici globali od in dollari bisogna tenere conto del rischio cambio.

Gli indici high yield sembrano essere l’unica fonte di reddito per i “pessimisti” che non credono in un’espansione del mercato azionario, supportata da un deciso recupero dell’economia, e che vogliono cercare rendimento, con uno spread di oltre il 4% per il mercato euro. Nel periodo pre-crisi lo yield dell’indice “euro” era a livelli dimezzati rispetto ad ora, anche se il contesto economico era ben differente. La crescita dei prezzi degli attivi causata dalla politica monetaria espansiva ha già dato molto, in mancanza di una direzione al rialzo dell’economia è sempre possibile un’inversione di tendenza anche per gli high yield. L’elevato flusso cedolare, la bassa duration che ne segue e l’elevata diversificazione per emittente che gli ETF High Yield consentono, forniscono motivi per continuare a considerare l’investimento.

Dinamica dal gennaio 2011 di Markit € High Yield, Markit $ High Yield e Markit Global High Yield, nelle rispettive valute locali.

Dinamica dal gennaio 2011 di Markit € High Yield, Markit $ High Yield e Markit Global High Yield, nelle rispettive valute locali.

Lo spread dell’indice High Yield in Euro, tornato sotto la media degli ultimi 6 anni.

Lo spread dell’indice High Yield in Euro, tornato sotto la media degli ultimi 6 anni.

Stefano Testori
stefano.testori@norisk.it

Senior investment analyst, laureato in Economia dei mercati ed intermediari finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ specializzato nella valutazione di strumenti derivati e sul mercato globale degli ETF.