Bond in valuta, la lezione della corona islandese

Bond in valuta, la lezione della corona islandese

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di un lettore in merito ad un bond in valuta. Il lettore chiede lumi a proposito di un’obbligazione Bei in corone islandesi, scaduta a giugno 2009, per la quale decise di non accettare il cambio a 290 corone per Euro, in modo da aspettare tempi migliori. Mentre il cambio riportato si aggira intorno a 150, la banca vorrebbe applicare attualmente un cambio intorno a 215. La conversione in Euro a queste condizioni originerebbe un’ulteriore elevata perdita e il lettore fa notare come invece, quando la banca deve valorizzare i titoli presenti nel suo dossier, utilizzi il cambio a 150. A questo punto egli si chiede se tale comportamento sia corretto.

Chi oggi ha tanta voglia di investire in bond in valuta straniera farà bene a leggere con attenzione quanto è avvenuto a chi, qualche anno fa, ha investito in titoli emessi in corone islandesi, come il lettore che scrive.  La situazione attuale del tasso di cambio euro-corona islandese è frutto della crisi che ha riguardato tale Paese nel 2008. In seguito al crollo dell’economia islandese, le tre principali banche nazionali, Glitnir Landsbanki e Kaupthing, vennero nazionalizzate, rimanendo in una sorta di amministrazione controllata.

Da questa crisi sono stati danneggiati, oltre agli obbligazionisti e ai possessori di polizze index linked garantite dalle tre banche in questione, anche i risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni emesse in corone islandesi: la corona islandese, infatti, non è al momento una valuta convertibile e il mercato dei cambi con le altre monete è stato ufficialmente sospeso il 3 dicembre 2008, data in cui il cambio ufficiale era pari a 290.

La corona viene scambiata unicamente sul mercato interbancario e la Banca centrale islandese calcola quotidianamente un cambio non ufficiale, ma che funge da riferimento, sulla base dei prezzi medi lì verificati durante la giornata; considerando queste rilevazioni, il cambio attuale è intorno a 150 corone per Euro. Inoltre, bisogna specificare che per quanto riguarda il tasso di cambio euro-corona islandese fa fede unicamente il dato pubblicato dalla Bce, fermo a fine 2008, e non quello, ad esempio, della Banca d’Italia.

In seguito alla crisi, tutti gli enti sovranazionali che avevano emesso titoli in corone hanno pagato regolarmente quanto dovuto per cedole e capitale ma, non essendoci un cambio ufficiale, non è stato possibile per i risparmiatori italiani incassare tali importi in Euro.  In questi casi, le banche hanno generalmente proposto tre alternative: l’apertura di un conto corrente in corone e l’accredito in euro con l’ultimo cambio ufficiale o con un cambio definito arbitrariamente dall’intermediario. Il cambio proposto risulta chiaramente penalizzante rispetto a quello riportato dalla Banca centrale islandese: ciò è dovuto in parte al potere contrattuale della banca e in parte al fatto che, accettando il pagamento in corone, si assume di cambiarle per conto proprio sull’interbancario e scarica questa incertezza sul correntista, attraverso un cambio meno favorevole.

In tali situazioni è essenziale che la banca si comporti in modo trasparente, indicando con precisione il tasso di cambio praticato, ma il rischio di cambio non può che rimanere a carico del cliente che opera in valuta. Il comportamento della banca è quindi legittimo, come sancito anche dall’Abf, sentenza numero 1271 del 6 marzo 2013.

 

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201503 - Posta risparmiatore Corone islandesi

Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.