Per i bond islandesi è necessario sollecitare la banca

Bond islandesi

Per i bond islandesi è necessario sollecitare la banca

Per Plus24, settimanale de Il Sole24Ore, abbiamo risposto ai quesiti di due lettori, relativi alla situazione di corone e bond islandesi. Essi chiedono: “A giugno 2009 è arrivato a scadenza il titolo in corone islandesi emesso dalla banca europea Bei (Isin XS0254697559) cedola 9,50%. Dopo varie richieste effettuate alla Cassa di risparmio di Livorno mi viene risposto che la corona islandese non è quotata sul mercato ufficiale ed è quindi impossibile rilevare il concambio. L’ultima rilevazione Bce era a 290,00 avvenuta il 3 dicembre 2008. Ma se la Banca d’Italia ha ripreso la quotazione della valuta perché non mi viene accreditato? L’obbligazione scaduta adesso chi la detiene?”

“Vi scrivo per avere un parere su come posso cambiare delle corone e bond islandesi in euro. Attualmente sono su un conto espresso in tale valuta al tasso del 6% lordo. Volendo chiudere la posizione, riscontro un’anomalia dovuta al valore di cambio. La Banca d’Italia ha ripreso la quotazione dal 2 novembre 2009 sulla base di rilevazioni di mercato (attualmente intorno a 160). Le 3 banche con cui lavoro mi applicano un cambio di 290 come l’ultima rilevazione Bce del 3 dicembre 2008. Ho interpellato l’ufficio della Banca d’Italia della mia Regione. Non effettuano il cambio delle valute. La differenza è sostanziale tra i due valori con perdite potenziali che vanno dal 45% ( al cambio di 170) fino ad arrivare al 69%. Ci sono altre possibilità per avere un cambio più favorevole? Quando le corone ritorneranno ufficialmente in contrattazione?”

L’Islanda ha vissuto diversi anni di crisi, che hanno portato il Paese al di fuori del mercato dei capitali. Ricordiamo come l’esuberanza gestionale di tre banche private abbia portato il piccolo Paese nordico in bancarotta. In buona parte poiché queste si erano finanziate anche in valuta estera. Soprattutto nei confronti di investitori non domestici.

Nell’ottobre 2008 partì la vendita forzata e accelerata di tutto ciò che era denominato in corone islandesi. Ciò portò il Paese ad imporre controlli sui capitali. Con tale definizione si intende che i capitali non possono migrare oltre i confini nazionali. La convertibilità delle corone islandesi, quindi, divenne sostanzialmente virtuale.

Il problema principale risiedeva nel fatto che l’attivo e il passivo delle banche fallite erano espressi in corone ma detenuti da investitori esteri. Il rimborso di questi è quindi avvenuto gradualmente per evitare di affossare la corona islandese.

A partire dal 2014 hanno ripreso a crescere le riserve valutarie della banca centrale. L’attuale ministro delle finanze ha recentemente dichiarato che il suo governo intende ristabilire la normalità.

Le autorità islandesi temono che la loro valuta, una volta rimossi i controlli, possa subire un crollo severo delle quotazioni. Per questo motivo stanno organizzando delle aste per scambiare le valute estere e quindi “scongelare” le corone presenti all’estero nei dossier degli investitori.

In pratica, le obbligazioni di emittenti ad elevato standing, indicizzate però in corone, hanno continuato a corrispondere i coupons e i rimborsi di capitale. Espressi però in una valuta, di fatto, non convertibile. La quotazione rilevabile sulle piattaforme professionali è prossima a 140 corone per ogni euro. Ma è sostanzialmente teorica. Ma è tuttavia importante che l’intermediario si attivi per partecipare a queste aste, in quanto non ci risulta che i singoli privati possano aderirvi.

In passato le banche si sono mosse in modo differente. Talvolta hanno utilizzato il tasso di cambio ufficiale di fine 2008, terribilmente penalizzante per gli investitori. Invitiamo quindi i risparmiatori a mantenersi aggiornati su queste aste. Anche per appurare il tasso di cambio che verrà rilevato e pungolare il proprio istituto ad assisterli nella risoluzione di questo problema.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.