BRIC, fine del mito?

BRIC, fine del mito?

La cieca fiducia nella capacità di crescita dei BRIC, acronimo che indica Brasile, Russia, India e Cina, aveva fatto diventare questo aggregato una vera attrazione nel campo degli investimenti. Da qualche anno dominano le delusioni…Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it) abbiamo analizzato la situazione attuale dei BRIC, le prospettive future e gli ETF attraverso cui è possibile investirvi

Questo inizio del 2014 non è stato positivo per i Paesi Emergenti, che hanno subìto un duro contraccolpo dallo smobilizzo di risorse finanziarie nuovamente indirizzate verso le economie più sviluppate in particolare verso gli USA e il Vecchio Continente. All’interno della categoria, ogni Paese è caratterizzato da particolari specificità e le difficoltà di Argentina, Venezuela e Ucraina sono purtroppo ricorrenti. Ma anche i primi della classe, come i cosiddetti BRIC, devono fronteggiare problematiche di natura cronica e affrontare una fase di transizione non proprio agevole.

La crescita economica in Brasile è crollata all’1% nel 2012 e ha registrato una timida accelerazione nel 2013 riportandosi ad una velocità di crociera del 2% e, purtroppo, le previsioni per il futuro non si discostano particolarmente da tali livelli. Lo stallo dell’azione politica accompagnata ad  un ridimensionamento del mercato delle commodities hanno contribuito a raffreddare l’espansione del paese. Il Brasile presenta sia un deficit nel bilancio statale che in quello delle partite correnti e con il cambio atteso nella politica monetaria globale si è assistito ad un vero tracollo della valuta rispetto all’Euro, si è tornati sui massimi dal 2008, sembra marciare verso gli estremi raggiunti all’inizio degli anni 2000. Il paese presenta un elevato tasso di corruzione e ad ottobre di questo anno ci saranno le votazioni. Il sell-off sugli assets dei Paesi Emergenti non aiuta in una fase in cui servono investimenti e quindi capitali.

Diverse considerazioni effettuate sul Brasile valgono per la Russia, un altro paese che è drammaticamente influenzato dalla domanda di materie prime, in primis quelle combustibili. L’economia è cresciuta di appena l’1.5% nel 2013 (stima), dopo aver registrato un progresso del 3.4% nell’anno precedente. Le previsioni per il prossimo biennio rimangono molto prudenti e si prevede che il PIL possa espandersi attorno al 2.5%. Il Rublo rispetto all’Euro si è portato ai massimi degli ultimi 10 anni e in prossimità dei massimi storici. Le delusioni sul percorso riformista del governo e una nuova ondata di scandali hanno minato la fiducia nell’India negli ultimi anni e nel 2014 vi saranno le elezioni che potranno anche determinare svolte apprezzabili dal punto di vista economico.

Rispetto ai due paesi sopra citati, l’India ha prodotto qualche legislazione “business friendly” e la nomina di un noto economista alla guida della banca centrale merita qualche apprezzamento. Il PIL indiano è cresciuto del 5% nel 2013 (stima), in forte ridimensionamento rispetto al decennio precedente, con le previsioni degli economisti ancora prudenti per il prossimo biennio. Anche per l’India si registra un doppio squilibrio sia nel budget fiscale che in quello commerciale. Nel frattempo il tasso di cambio euro/rupia è volato ai massimi storici con la valuta indiana spinta ai minimi storici e anche dai dati sull’inflazione ancora preoccupanti.

La situazione dell’economia della Cina appare quella meno critica anche in virtù della minore dipendenza dagli investimenti esteri e da un “mix di prodotto” più evoluto rispetto a Brasile e Russia. In particolare il deficit si presenta solamente sulla parte fiscale e su livelli assolutamente gestibili. Ma ad allarmare gli investitori sono soprattutto questioni finanziarie ovvero il comportamento disinvolto di operatori creditizi “non tradizionali” e una certa idiosincrasia nei confronti delle regole. Recentemente sono sorti problemi tra la SEC, la Consob USA, è le società di revisione contabile che seguono le società cinesi quotate a Wall Street in quanto si rifiutano di consegnare documenti detenuti in Cina alle autorità di borsa. I rischi informativi non possono non allarmare gli investitori dopo le disavventure viste con, ad esempio, LongTop e Sino-Forest. I nuovi leader cinesi intendono indirizzare la crescita economica verso un sentiero più sostenibile considerata l’eccessiva dipendenza dagli investimenti fissi in particolare nel comparto edilizio. E’ proprio la crescita del debito societario e governativo, associato a questa attività, a costituire la più grave vulnerabilità del sistema finanziario cinese.

 

Tra gli ETF analizzati nella newsletter, segnaliamo: iShares BRIC 50 UCITS ETF (ISIN IE00B1W57M07), RBS Market Access DAXglobal BRIC UCITS ETF (LU0269999792), EasyETF DJ BRIC 50 UCITS ETF (LU0339362732), HSBC S&P BRIC 40 UCITS ETF (IE00B5YLK706) e db x-trackers MSCI BRIC TRN Index UCITS ETF (LU0589685956).

Per investire nei Paesi Emergenti escludendo i BRIC, invece: SPDR MSCI EM Beyond BRIC UCITS ETF (IE00BCBJFC69) e Lyxor UCITS ETF MSCI EM Beyond BRIC (FR0011637925).

 

Per i clienti Fineco, continua qui https://nuovosito.fineco.it/mercati-e-trading/pro/norisk/index_fineco.php/article/articleviewfineco/4006/

Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.