Certificati Brent, lettori non convinti

Certificati Brent, lettori non convinti

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di due lettori in merito al funzionamento dei certificati, con riferimento in particolare a quello a leva 5x sul Brent Oil di SG. Il primo lettore chiede: “In relazione alla questione trattata nella rubrica di sabato 28 febbraio e relativa al Certificato a leva 5 sul Brent oil di Société Générale (codice Isin IT0006725490), mi ponevo un’ulteriore domanda: dovessi acquistare in futuro un certificate come faccio a sapere se esiste un market maker o no? La quantità da emettere di uno strumento finanziario esiste solo per i “certificate” oppure anche per gli Etf e gli Etc? L’assenza di un market maker dovrebbe spingere le autorità di vigilanza a trovare metodi per avvisare gli investitori dell’anomalia.”
Mentre il secondo: “Mi trovo anch’io nella situazione descritta il 28 febbraio dal lettore di Plus24, ritengo onestamente ridicole le giustificazioni apportate da SG nella sua risposta: nelle migliori delle ipotesi (assumendo che non vi sia stato dolo da parte di qualcuno) la società avrebbe venduto certificates a un prezzo gonfiato (certo determinato da altri investitori anonimi) e poi riallineato. E gli obblighi della società emittente dove sono finiti? O vorrebbe fare credere che ha venduto certificati a prezzi molto più bassi rispetto al valore scambiato? Mi chiedo se esiste un controllo su quello che capita in Borsa e quali possibilità abbiano i piccoli risparmiatori di non subire questo genere di episodi.”

Sul certificato in oggetto, Société Générale, emittente dello strumento, ha operato anche in qualità di market maker, esponendo quindi prezzi sia d’acquisto sia di vendita. Una volta venduta la quantità totale emessa del certificato, SG non ha potuto più offrire prezzi in vendita e, come enunciato da due comunicati di Borsa, è passata a svolgere esclusivamente il ruolo di bid specialist, esibendo unicamente quotazioni d’acquisto.

L’emittente di un certificato, una volta venduta la totalità emessa, può incrementare la quantità di titoli, al fine di poter proseguire la contribuzione di quotazioni ask, ma non è tenuta a farlo e può avvalersi della procedura attuata da SG, come previsto dal regolamento di Borsa Italiana. Bisogna sottolineare come, nel caso dei certificati, l’emittente svolga usualmente anche il ruolo di market maker mentre, per quanto riguarda il mercato di Etf ed Etc, tale ruolo è solitamente ad appannaggio di un altro operatore.

In entrambi i mercati, comunque, è obbligatoria la presenza di un market maker che esponga continuativamente prezzi di acquisto e di vendita, che esponga un quantità minima d’acquisto e che rispetti un differenziale massimo tra il prezzo in acquisto e il prezzo in vendita, definito spread; il limite di tale spread varia con la tipologia di strumento e può arrivare, ad esempio, fino al 7,5% per Etc ed Etn a leva 3. Sono fatti salvi, da questo obbligo, i casi previsti dal Regolamento, come appunto accaduto per lo strumento in questione.

Per un certificato è possibile conoscere l’ammontare complessivo dell’emissione ma non il quantitativo realmente venduto e, quindi, a quale distanza sia dall’esaurire la quantità. Per Etf ed Etc, invece, non vi è un quantitativo massimo e non vi è quindi il rischio di non trovare esposti prezzi ask; tali strumenti, inoltre, si differenziano anche dai certificati per il fatto di non possedere una scadenza.

Per scommettere sempre sul rialzo del petrolio, investendo in un prodotto quotato su Borsa Italiana, si può ad esempio scegliere l’Etc di Société Générale SG Etc Wti Oil +3x Daily Leverage Collateralized (XS1073721646), che fornisce esposizione a contratti future sul petrolio Wti, con una leva pari a 3. Bisogna infine sottolineare, comunque, come sia bene investire unicamente in strumenti di cui si sia ben compreso il meccanismo di funzionamento e dopo essersi adeguatamente documentati, per evitare spiacevoli sorprese.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.