Certificati, volatilità e equity protection

Certificati, volatilità e equity protection

L’aumento della volatilità sui mercati finanziari ha riportato l’attenzione dei piccoli risparmiatori verso gli investimenti a capitale protetto. Per Plus24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo approfondito il funzionamento dei certificati a capitale protetto, o equity protection.

Il ritorno della volatilità ha portato gli investitori a cercare strumenti che tutelino l’investimento iniziale e per realizzare questo obiettivo una delle strade è l’investimento in certificati, che sono degli strumenti finanziari che mettono in campo innumerevoli strategie: dalla semplice replica di un indice sottostante, a combinazioni più complesse. E così accanto ai certificati a leva fissa, molto speculativi, che oggi addirittura rappresentano il 70% degli scambi complessivi, ci sono i certificati che appartengono alla categoria cosiddetta appunto a capitale protetto, o equity protection.

I certificati equity protection consentono di proteggere parzialmente o totalmente il capitale investito, permettendo di partecipare, in misura variabile, agli eventuali rialzi del sottostante. Si tratta di strumenti derivati, in quanto traggono il loro valore da una o più attività sottostanti, e possono risultare utili soprattutto ad investitori con aspettative rialziste ma con una bassa propensione al rischio.

Nel campo dei certificati a capitale protetto, i due strumenti più scambiati a giugno, in Borsa, sono stati due emissioni di Banca Imi legate all’indice Eurostoxx. Se l’indice azionario a scadenza sarà inferiore rispetto a un determinato livello prestabilito – spiega Marcello Rubiu – l’investitore riceverà il 95 (rispetto a 100) per il primo strumento e 90 per il secondo. Se invece il prezzo finale sarà superiore otterrà il valore dell’indice moltiplicato un coefficiente ma con un rimborso massimo prestabilito (rispettivamente pari a 132 e 127). Nel primo caso la perdita massima prefissata è del 6,5% mentre nel secondo si attesta all’8,5%.

Accanto a questa categoria esistono i certificati a capitale condizionatamente protetti. Sebbene anche in questo caso ci sia il fattore «protezione», si tratta di meccanismi molto diversi rispetto al capitale protetto. Questi particolari strumenti consentono l’esposizione a particolari asset offrendo una protezione parziale del capitale, condizionata al mancato raggiungimento di determinati livelli.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.