ETF Floating Bond: ci si accontenta delle briciole

ETF Floating Bond: ci si accontenta delle briciole

Il crollo dei tassi d’interesse in prossimità dello zero termico è il paradiso dei debitori e l’ incubo degli investitori in obbligazioni, che devono accontentarsi di rendimenti infinitesimali. Ha senso bloccare i propri risparmi per lunghi periodi a questi saggi? Una soluzione potrebbe essere costituita dall’investire nella parte breve della curva, accontentandosi degli spiccioli e confidando in momenti migliori nel prossimo futuro. Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it ) abbiamo analizzato le possibilità di investimento sugli ETF Floating, che forniscono esposizione ai titoli a tasso variabile.

La politica monetaria non convenzionale della BCE ha spinto i tassi di interesse di mercato verso -e persino al di sotto- dello zero, con la finalità di spingere al rialzo i prezzi delle attività rischiose e, soprattutto, di stimolare gli investimenti e l’erogazione del credito. Coloro che hanno acceso un mutuo a tasso variabile stanno gongolando e oramai corrispondono unicamente la parte di interessi derivante dal margine, ovvero dall’incremento aggiunto all’Euribor, come previsto dal prestito. Gli investitori con un profilo di rischio contenuto, invece, sono piombati in uno stato di prostrazione e devono accontentarsi di rendimenti inesistenti, considerando che il Bund decennale riconosce attualmente un misero 0,15%. L’esposizione verso le durate finanziarie elevate rimane non remunerativa anche alle nostre latitudini, con i BTP trentennali che offrono appena il 2,1%.

Se si considera la vicinanza tra quanto offerto dal reddito fisso e quanto dalle emissioni a tasso variabile, potrebbe essere ragionevole investire nella parte breve della curva: in un possibile scenario di rialzo dei tassi di interesse a breve, infatti, è ragionevole prediligere bond con durate finanziarie contenute e quelli a coupon variabili potrebbero sovraperformare quelli a cedola fissa. I titoli a tasso variabile, infatti, presentano una duration modificata prossima allo zero. La duration viene utilizzata come misura di sensibilità del valore di un portafoglio alle variazioni dei tassi d’interesse ed è facilmente intuibile, pertanto, capire perché per titoli a tasso variabile presentino un valore molto contenuto. Per gli investitori in obbligazioni potrebbe quindi essere opportuno abbreviare la duration, attraverso gli ETF disponibili sia sui titoli a breve termine che su quelli a tasso variabile, tenendo in considerazione anche la concorrenza offerta dai conti deposito remunerati, come CashPark di Fineco.

Per investire nelle obbligazioni a tasso variabile non vi sono molti ETF a disposizione: su Borsa Italiana ne sono negoziati due, il Lyxor UCITS ETF Barclays Floating Rate Euro 0-7Y (FR0012386696), che replica il Barclays Euro Corporate FRN 0-7Y Enhanced Duration, e l’Amundi ETF Floating Rate Euro Corporate 1-3 UCITS ETF (FR0012005734), che replica l’indice iBoxx EUR FRN Investment Grade 1-3. Sul NYSE la scelta è maggiore, con il prodotto più importante, l’iShares Floating Rate Note (US46429B6552); che raccoglie oltre 3.4 mld$; da segnalare anche lo SPDR BarCap Investment Grade Floating Rate (US78468R2004), il Market Vectors Investment Grade Floating Rate (US57060U5149) ed l’AdvisorShares Pacific Asset Enhanced Floating Rate ETF (US00768Y5942).

Il Lyxor UCITS ETF Barclays Floating Rate Euro 0-7Y, dal suo lancio avvenuto poco meno di due mesi fa, ha raccolto circa 60 mln€ e fornisce esposizione a floating rate notes (FRNs), denominati in Euro, di rating investment grade ed emessi da società soprattutto finanziarie e, in maniera minore, industriali ed utility. Per essere inclusi nell’indice, i titoli devono avere una scadenza residua inferiore ai 7 anni e devono essere emessi da non più di 2, con un ammontare minimo in circolazione pari a 1 mld€ se la scadenza residua è inferiore ai 3 anni e 750 mln€ se superiore; l’indice è equamente suddiviso tra titoli di queste due fasce di scadenza ed ognuna di esse comprende almeno 5 emittenti, ognuno dei quali con il limite del 20% del peso totale della propria fascia. L’indice risulta così ben diversificato, sia in termini di titoli, con l’emissione più importante, di Deutsche Bank, che costituisce circa il 3% dell’indice, sia per tipologia di scadenze: i titoli con meno di un anno di vita residua pesano per circa il 20% del totale, quelli con 1-3 anni il 30% e quelli con 3-5 quasi il 50%; in termini di rating, tre quarti dell’indice è composto da emissioni considerate A, circa il 20% da Aa e il restante da Baa.

L’Amundi ETF Floating Rate Euro Corporate 1-3 UCITS ETF, che dalla quotazione iniziale nello scorso settembre ha raccolto circa 90 mln€, si differenzia dal prodotto di Lyxor principalmente per la durata dei titoli in portafoglio: fermi restando tipologie di emittenti, rating e ammontare minimo in circolazione, questo indice include unicamente titoli con scadenza compresa tra 1 e 3 anni. Dal punto di vista geografico, i due indici risultano piuttosto diversificati, con Stati Uniti (23% nell’indice Barclays e 24% nell’iBoxx), Olanda (18% in entrambi), Regno Unito (16% e 10%) e Francia (16% e 9%) come Paesi più importanti.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.