ETF Messico, se il petrolio diventa privato…

ETF Messico, se il petrolio diventa privato…

Il mercato azionario messicano è dominato dalla telefonia e dal settore dei consumi di base, tutte società attive nell’America Latina e verso i vicini USA. Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it) abbiamo analizzato la situazione del Paese centroamericano, le prospettive future e e gli ETF che permettono di investire in tale mercato.

I mercati emergenti stanno subendo le attese sull’uscita, da parte della FED, dalla politica monetaria ultra espansiva. Un contesto finanziario più restrittivo negli USA limita i flussi di denaro verso le attività più rischiose, paesi emergenti in primis. Nelle ultime settimane tutti questi asset hanno registrato flussi d’investimento negativi, dai bond all’equity, mentre al contrario l’equity USA sta superando il massimo storico.

La ripresa economica degli USA e del relativo mercato del lavoro sta lentamente migliorando il settore manifatturiero che sembra essere tornato ad una nuova stagione, continua ad attrarre investimenti verso la prima economia del mondo. I paesi confinanti con gli USA sono invece molto dipendenti dalle materie prime. Escluso il Canada, che seppur basi la propria economia sull’estrazione di materie prime energetiche è un’economia avanzata ed ha fonti di prodotto diversificate, i paesi emergenti dell’America del Sud stanno vivendo una seria contrazione del prodotto.

Non a caso il Venezuela, tra i più grandi estrattori di petrolio al mondo, è il paese che ha subìto la più incisiva compressione del pil, e la più forte contrazione delle attese per il 2014: se ad inizio anno le attese erano di una crescita attorno al 2%, oggi vicino allo 0,5%. Allo stesso modo il Brasile: ad inizio anno il consensus sull’espansione del pil per il 2014 era del 4%, oggi al 2,4% con il pessimismo sul paese che è salito al record tra gli economisti. Il Messico allo stesso modo aveva una crescita attesa del pil del 4%, oggi è stata ridimensionata.

Ad inizio anno il nuovo governo messicano lasciava sperare ad un cambiamento verso nuove riforme, invece la fiducia dei consumatori e dei produttori in ottobre ha registrato un serio contraccolpo, indicando una domanda sottotono. In parte è dovuto alla mancata riforma fiscale che fa si che imprese e consumatori rimandino gli investimenti e le spese sino a quando non ci sarà maggiore chiarezza. Nel primo trimestre 2013 la crescita è stata solo dello 0,8%, si è contratta di 0,7% nel secondo trimestre ed, a sorpresa, nel terzo è cresciuta dell’1,3% (anno su anno).

Per la fine dell’anno gli osservatori si attendono dalla coalizione trasversale costruita dal Presidente Peña, la riforma fiscale, disegnata dalla sinistra, e la liberalizzazione energetica, gradita alla destra. Se da un lato verranno alzate le imposte sui redditi e sulle rendite, la liberalizzazione del settore energetico attrarrebbe velocemente massicci investimenti delle compagnie internazionali. Oggi in Messico opera soltanto Pemex, la settima società petrolifera al mondo, interamente pubblica e nazionalizzata 75 anni fa. Permettere a società come Exxon o BP di effettuare investimenti in Messico permetterebbe una ricaduta positiva sulla crescita dell’economia.

 

Tra gli ETF analizzati nella newsletter segnaliamo, tra i prodotti armonizzati, il db x-trackers MSCI Mexico TRN Index UCITS ETF (LU0476289466), l’ iShares MSCI Mexico Capped UCITS ETF (IE00B5WHFQ43) e l’ HSBC MSCI Mexico Capped UCITS ETF (IE00B3QMYK80). Tra i prodotti non armonizzati, invece, l’iShares MSCI Mexico Capped IMI ETF (US4642868222), il ProShares UltraShort MSCI Mexico Capped IMI (US74347X1798) ed il ProShares Ultra MSCI Mexico Capped IMI (US74347X5187).

 

Per i clienti Fineco, continua qui https://nuovosito.fineco.it/mercati-e-trading/pro/norisk/index_fineco.php/article/articleviewfineco/3981/

 

Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.