L’influenza della leva fiscale sulle scelte d’investimento

L’influenza della leva fiscale sulle scelte d’investimento

In tempi di rendimenti bassi, il vantaggio fiscale che la legislazione italiana accorda ad alcuni titoli, come i titoli di Stato (non solo quelli italiani, ma anche quelli equiparati, ovvero di altri stati Ue e di stati aderenti allo Spazio economico europeo), rischia di fare la differenza. La neutralità fiscale sulle scelte degli investitori è ormai un ricordo, visto che già l’aliquota “unica” del 20 per cento, introdotta dal Governo Monti, aveva lasciato al 12,5 i titoli del debito pubblico. Una forbice che con l’innalzamento delle aliquote al 26% si è ulteriormente allargata.

Al di là dei discorsi teorici, che la variabile fiscale abbia il suo peso, nei rapporti tra gli operatori e clientela, l’argomento ha assunto un ruolo centrale. Nei rapporti con i nostri clienti, prima di inserire in un portafoglio un’obbligazione che non sia un titolo di Stato, va considerato il peso fiscale. Considerando anche che ormai i rendimenti sono così bassi, la leva fiscale assume la sua importanza. Un aspetto che non riguarda solamente l’aliquota ma anche i meccanismi di imposta, si sa che Etf o fondi non sono l’ideale se ci sono delle minusvalenze da compensare.

L’aumento dell’aliquota può oltretutto influire anche su un altro aspetto che non è marginale per i risparmiatori italiani. Già più volte Plus24 ha infatti segnalato come gli italiani amino in modo particolare i fondi che distribuiscono periodicamente delle cedole. Anche quando queste poi rischiano di riservare cattive sorprese per i risparmiatori, con la distribuzione di quote del capitale. Se il cliente non ha bisogno in modo stringente di contante distribuito in modo periodico, sconsigliamo di fare investimenti che prevedano flussi di cassa. È meglio incassare solo alla fine. E questo è dovuto proprio all’intervento della leva fiscale. Senza considerare che in caso di dividendi esteri la situazione si complica ancora di più.

Proprio per questo motivo alcuni ETF, pur investendo su titoli che distribuiscono proventi (dividendi/cedole), evitano di ridistribuire a loro volta queste cedole ai titolari di quote, ma reinvestono sistematicamente questi flussi. Certo la nuova tassazione al 26% prevede anche che entro settembre i risparmiatori possano “neutralizzare” i vecchi guadagni, pagandoci ancora l’imposta al 20, ma questa potrebbe rivelarsi una scelta perdente se la situazione dei mercati peggiorasse.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.