Obbligazioni convertibili, il mix bilanciato

Obbligazioni convertibili, il mix bilanciato

Le obbligazioni non rendono nulla e, in aggiunta, si rischia di registrare perdite consistenti. Oltre a bond a tasso variabile e a tasso fisso a breve termine, può essere interessante investire in titoli indicizzati al mercato azionario, ovvero in obbligazioni convertibili. Lo strumento ha appeal ma è complesso da interpretare. Per la sezione ETF del sito di Fineco (www.fineco.it) abbiamo analizzato il funzionamento delle obbligazioni convertibili, le loro peculiarità e la possibilità di investirvi attraverso gli ETF.

Investire in obbligazioni convertibili è come esporsi ad un portafoglio di attivi, una sorta di “bilanciato” sui generis. Si sceglie questa tipologia di titoli se si è contestualmente rialzisti sui mercati azionari e sulla loro volatilità e non ribassisti sulla direzione dei tassi di interesse. Le obbligazioni convertibili sono titoli di debito che uniscono caratteristiche delle obbligazioni e delle azioni. Come le classiche obbligazioni societarie, le convertibili pagano cedole periodiche a tasso fisso, hanno una scadenza e a tale data rimborsano il capitale più la cedola finale; la durata, spesso, può venire abbreviata, in quanto l’emissione può prevedere il rimborso anticipato. Esse presentano, inoltre, un rischio di credito verso l’emittente e un rischio di tasso, in quanto un aumento dei saggi impatterebbe negativamente sul prezzo del bond. La differenza rispetto ai bond tradizionali risiede nel fatto che, le convertibili, contengono un’opzione: essa offre al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di convertire il suo titolo in un predeterminato numero di azioni. Tali azioni sono solitamente della società emittente l’obbligazione, ma ciò non è vincolante, ed il numero e la tipologia di azioni sono determinati precedentemente all’emissione. La conversione può avvenire, comunque, solo quando il prezzo dell’azione sottostante raggiunge il valore di conversione: in tal punto, il valore delle azioni è maggiore del bond convertibile; i periodi di conversione, inoltre, sono identificati dal prospetto e non sono a discrezione dell’investitore.

Le obbligazioni convertibili sono emesse da società di ogni dimensione e di un’ampia gamma di settori, ma tendono ad attrarre diverse tipologie di emittenti in confronto ai più tradizionali titoli azionari ed obbligazionari. Rispetto ad un aumento di capitale, le convertibili permettono di raccogliere denaro senza diluire immediatamente il valore del capitale di un azionista, mentre rispetto ad un’emissione obbligazionaria permettono di pagare minori tassi d’interesse, poiché la parte residuale di valore viene fornita tramite l’opzione di conversione. Per le compagnie con rating high yield, quindi, tali caratteristiche possono risultare interessanti, poiché permettono di attrarre capitale senza dover pagare gli elevati tassi dovuti al proprio profilo di rischio e, inoltre, gioca a loro favore il fatto che buona parte del mercato delle convertibili è senza rating. Questa mancanza di rating si deve principalmente a questioni economiche e geografiche: molti emittenti, infatti, provengono ad un ambiente in cui è più usuale raccogliere capitale attraverso le azioni piuttosto che l’emissione di debito e, pertanto, un programma di rating risulterebbe piuttosto costoso, sia in termini di tempo che di denaro. In alcuni Paesi, inoltre, specialmente nel continente asiatico, non vi è la cultura di far valutare le proprie emissioni, anche nel caso di società partecipanti al mercato dei capitali.

Il prezzo di una convertibile si posiziona, solitamente, poco sopra quello di un bond tradizionale e paragonabile per caratteristiche; questo poiché l’opzione incorporata ha un valore intrinseco, che si riflette nel prezzo del bond. Finché il prezzo dell’azione sottostante rimane lontano dal valore di conversione, la convertibile si definisce “out of the money” e tratta in modo simile a un bond; il suo delta, che indica la sensibilità del prezzo alle variazioni del sottostante, risulta pertanto molto basso. Qualora invece il prezzo dell’azione sottostante si avvicinasse al valore di conversione, il titolo comincerebbe a comportarsi più in modo simile all’equity e una quando il prezzo dell’azione è maggiore del valore di conversione, l’obbligazione si definisce “in the money”; in tal caso, il delta risulta molto maggiore, fino ad arrivare ad un valore pari a 1 se il bond si muove perfettamente in linea con l’azione sottostante.

Le obbligazioni convertibili potrebbero risultare utili in un’ottica di diversificazione del portafoglio, in quanto consentono l’esposizione ad uno strumento che non si comporta né come un’azione né come un’obbligazione. I principali benefici consistono nel pagamento di una cedola regolare, indipendentemente dall’andamento del mercato azionario, che fornisce quindi una copertura in caso di scenario negativo, ma anche nella possibilità di partecipare ad un’eventuale crescita del mercato azionario, grazie all’attivazione dell’opzione di convertibilità. Le convertibili, inoltre, pagano solitamente una cedola e, rispetto ai titoli azionari, posizionano gli investitori in una posizione migliore della struttura del capitale, il che si traduce in una precedenza nei pagamenti in caso di default dell’emittente.

Lo strumento, ovviamente, presenta anche dei rischi. Il più evidente è che l’azione sottostante potrebbe non raggiungere mai il prezzo di conversione, annullando, di fatto, il valore dell’opzione. Inoltre, le convertibili presentano gran parte dei tipici rischi dei bond, quali il rischio di credito in relazione all’emittente ed il rischio di tasso, specialmente se scambiano out of the money. Le convertibili, poi, possono essere meno liquide dei titoli corporate, in particolare nei periodi di stress di mercato, e potrebbe risultare pertanto difficile acquistarle e venderle. Questo limite, comune a temi d’investimento particolari o ad aree geografiche con il mercato dei capitali non molto sviluppato, può essere superato grazie all’investimento in ETF.

 

Tra gli ETF analizzati nella newsletter citiamo lo SPDR Thomson Reuters Global Convertible Bond UCITS ETF (IE00BNH72088), l’ UC Thomson Reuters Balanced European Convertible Bond UCITS ETF (LU1199448058) e lo SPDR BarCap Convertible Securities ETF (US78464A3591),

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.