Popolari non quotate, azionisti pentiti

Popolari non quotate, azionisti pentiti

Per la rubrica “La posta del risparmiatore” di Plus 24, inserto settimanale del Sole24Ore, abbiamo risposto al quesito di due lettori in merito alle recenti vicende riguardanti due Banche Popolari non quotate: Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza. Il primo chiede: “Mi permetto di scrivervi in quanto sono un po’ preoccupato per le vicende che riguardano Veneto Banca. A seguito del superamento degli stess-test, avvenuto nell’autunno scorso, per la prima volta ho acquistato azioni non quotate, appunto della predetta banca a un prezzo di 39.500 che non so se l’istituto di credito è in grado di porle in liquidazione. I giornali locali ipotizzano una “necessaria” fusione delle Veneto Banca con la Banca Popolare di Vicenza. La politica della Bce pare abbia costretto entrambi gli istituti a interventi di pulizia sui crediti che hanno portato in forte perdita i bilanci del 2014. La eventuale fusione porterà veramente a dei benefici per queste banche e ai propri azionisti? Come verrà determinato il valore delle azioni a seguito della fusione?”
Mentre il secondo lettore chiede: “Un nucleo familiare che conosco ha investito qualche anno fa, su caldo consiglio della persona che li segue in banca (Popolare di Vicenza), quasi tutto il patrimonio su azioni della banca che non sono quotate. Ora, alla luce delle ultime vicende, sono preoccupatissimi. Inoltre avevano ripetutamente chiesto da più di un anno di vendere le azioni al prezzo di mercato, ma non è mai stato fatto. Ora ci stanno perdendo parecchi soldi (circa il 23%) e non riescono ad avere i loro risparmi, da circa un anno. Cosa possono fare?”

Il lettore e gli amici del signor Loris, si trovano in una situazione comune a diversi risparmiatori, i quali, purtroppo, hanno investito in azioni non quotate emesse da banche legate al loro stesso territorio. Veneto Banca risulta, al momento, al centro di indagini da parte della magistratura, a proposito di discutibili politiche di erogazione del credito che, secondo l’accusa, è stato almeno in parte utilizzato per riacquistare azioni proprie. Alcune associazioni di risparmiatori, inoltre, ritengono che gli aumenti di capitale siano avvenuti con una palese ipervalutazione rispetto al patrimonio netto.

Quando vale un’azione ordinaria di un istituto di credito non quotato? Si tratta di un processo complesso, ma occorre notare come buona parte delle banche italiane stia trattando al di sotto del patrimonio netto, in particolare quegli operatori che presentano problemi nella qualità degli attivi. Il valore del titolo di Veneto Banca (39,5 euro) è stato determinato da un commercialista a giugno 2014 e tale stima era strumentale al processo di affrancamento fiscale. È possibile che un’ipotetica quotazione del titolo possa far scendere il valore dell’azione ben al di sotto del valore stimato dalla perizia, ma è davvero difficile che ciò avvenga in tempi brevi. Sul tema si legga l’articolo a pagina 5 che spiega come tali titoli siano ancora più cari del doppio rispetto alle popolari quotate nonostante la svalutazione del 23% dei titoli appena subita.

Per risolvere il problema del mercato secondario la Popolare di Vicenza ha proposto, dopo l’entrata in vigore della normativa europea che ha ridotto al 2% l’utilizzo del fondo di acquisto azioni, di istituire un borsino, autorizzato dalla Consob, che consenta lo scambio di azioni tra i suoi soci. Bisognerà appurare a quale prezzo questi ipotetici investitori sarebbero propensi a investire su una società non quotata, riproponendo così il problema di un eccesso di proposte in vendita rispetto ai possibili acquirenti. L’aggregazione tra i due istituti e la trasformazione in Spa potrebbero migliorare l’efficienza gestionale ma, al tempo stesso, farebbero probabilmente emergere nuove svalutazioni, che causerebbero la contrazione del valore patrimoniale.

 

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Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.