Portugal Telecom e i guai degli obbligazionisti

Portugal Telecom

Portugal Telecom e i guai degli obbligazionisti

“Seguo con attenzione, ritenendole abbastanza precise ed interessanti, le risposte fornite da «Plus 24». Gradirei, quindi, avere un vostro parere su due titoli che ho in portafoglio: Portugal Telecom 2017 e 2020 (ISIN XS0215828913 e XS0927581842), entrambe in euro, che dall’inizio dell’anno sono scesi attorno al livello di prezzo di 30, a seguito della fusione con la brasiliana OI. Si parla di una ristrutturazione del debito con eventuale taglio nominale o di una conversione di bond in azioni. Si tratta di notizie certe o solo di rumors? Secondo voi converrebbe tenerli (sul presupposto che pagano una buona cedola), o venderli in grave perdita, magari per collocarsi sullo stesso titolo con scadenza 2017 (acquistabile più o meno allo stesso prezzo e sul presupposto che alla scadenza rimborsi 100)? E, infine, in caso di default dell’emittente, cosa devono fare gli obbligazionisti?”

Portugal Telecom è la più importante compagnia di telecomunicazioni portoghese e, da giugno 2015 è parte dell’Altice Group, multinazionale di base olandese. Essa, negli ultimi tempi, si è trovata in difficoltà sia per fattori economici sia per le vicende di malagestione della società Rioforte, holding della famiglia Espirito Santo, che si era indebitata con la controllata Portugal Telecom.

Le obbligazioni di Portugal Telecom International Finance, comprese le due citate dal lettore, sono legate alla partecipazione in Oi, operatore delle telecomunicazioni brasiliano, da cui sono garantite. Bisogna sottolineare come entrambi i titoli, emessi in euro, presentino dei lotti minimi piuttosto elevati, rispettivamente 50.000€ e 100.000€, il che li rende un investimento adatto ad operatori esperti e qualificati, quindi consci della rischiosità dell’investimento.

La situazione economica di Oi Brasil è piuttosto difficile: alla fase di dolorosa recessione del Brasile, accompagnata da una crisi politica con risvolti giudiziari e al crollo del Real, che negli ultimi 5 anni ha perso circa il 45% rispetto all’euro, si sono aggiunti il fallimento delle trattative con Tim Participacoes e il mancato accordo con il fondo LetterOne, che sembrava disponibile a immettere nelle casse delle società di telecomunicazioni brasiliana 4 miliardi di dollari».

La struttura del debito di Oi Brasil, poi, è un’ulteriore fonte di problemi: i debiti, infatti, sono strutturati in dollari ed euro, mentre i ricavi sono denominati nella debole valuta locale; i flussi di cassa, quindi, non sono sufficienti a far fronte agli impegni economici.

A fine febbraio, in seguito al suddetto fallimento delle trattative, le principali agenzie internazionali hanno tagliato il rating di Oi Brasil: per Fitch è passato da BB a B, per S&P da BB- a B+ e per Moody’s da B1 a Caa2.

Ciò si è rovinosamente riflesso sulle quotazioni delle obbligazioni in questione: il prezzo di XS0215828913 è crollato da 82.7 del 23 febbraio a 28.1 del 2 marzo, perdendo il 66%, mentre XS0927581842 ha visto il suo valore diminuire da 56.83 a 22.6, -60%. Le azioni, invece, hanno perso nello stesso periodo il 28% in €, per un complessivo –98% negli ultimi 3 anni.

In seguito al taglio del rating, l’operatore brasiliano ha incaricato PJT Partners e Rotschild di rinegoziare 13,3 miliardi di Real (3,3 miliardi di dollari) di debito con scadenza 2017. La ristrutturazione è formalmente cominciata lo scorso 25 aprile e si pensa che vi possano essere degli annunci in proposito entro luglio.

C’è da sperare che il lettore, vista la dimensione del lotto minimo, sia riuscito comunque a diversificare il suo patrimonio. I prezzi attuali dei bond scontano un haircut che sembrerebbe estremo ma sussiste una seria possibilità di un recovery molto punitivo per coloro che hanno investito nei pressi della pari. Il concentrarsi sulla scadenza più breve potrebbe essere molto penalizzante, qualora avvenisse un ricadenzamento dei bond con allungamento della durata. Vista la situazione e il livello dei prezzi di mercato è meglio, quindi, attendere la diffusione di notizie prima di operare.

 

Leggi l’articolo completo

 

Marcello Rubiu
marcello.rubiu@norisk.it

Sono laureato in Scienze Statistiche e in Economia e Commercio alla Università Cattolica di Milano. Dopo un esperienza nel comparto industriale mi occupo di investimenti dal 1999 e sono socio fondatore di Norisk.